Interrogazione sul poligono di tiro
Il deputato Michele Piras chiede spiegazioni al ministro Pinotti
MACOMER. La vicenda del poligono di tiro di S’Ena Ruggia approda sul tavolo del ministro della Difesa Roberta Pinotti per iniziativa del deputato di Sel Michele Piras, il quale ha presentato un’interrogazione per chiedere le ragioni per le quali è rimasto nell’area del materiale residuo delle esercitazioni con il lancio di bombe e mano. «È l’ennesima dimostrazione – dice il deputato di Sel, che fa parte anche della commissione Difesa della Camera, – dell’arroganza con la quale i vertici delle Forze Armate trattano i territori che li ospitano, producendo con la massima nonchalance impatto ambientale e potenziali rischi per la salute e la sicurezza delle persone. Il fatto che questo avvenga a ridosso di un’area archeologica di notevole pregio, come quella di Tamuli, è ancora più preoccupante. Perciò ho presentato una interrogazione e chiederò anche che si avvii una indagine e che i responsabili di questo ennesimo scempio vengano sanzionati». Michele Piras richiama l’attenzione sul fatto che i rifiuti residui dell’attività di addestramento «sono stati rinvenuti in territori circostanti il poligono occasionale, andando a formare una vera e propria discarica a cielo aperto di rifiuti bellici e da esercitazione militare» e che «non risulta autorizzata, in quei territori, alcuna discarica di rifiuti militari». Nell’interrogazione al ministro sottolinea inoltre che «tale episodio appare gravissimo, un ennesimo atto di prepotenza delle Forze Armate nei confronti della terra che occupano a fini addestrativi». Dopo aver chiesto al ministro Pinotti se sia al corrente dell’episodio, le chiede se «non ritenga opportuno fornire dettagliate spiegazioni e quali atti intenda porre in essere a seguito del ritrovamento di tale discarica, con la presenza di ordigni appartenenti all’Esercito Italiano nelle campagne di Macomer, se non ritenga opportuno individuare i responsabili di tali comportamenti e prevedere sanzioni e se non ritiene opportuno, in collaborazione con gli enti locali, la Asl e l’Arpas, di avviare accurata analisi ambientale sul territorio sopra descritto e sui materiali rinvenuti». (t.g.t.)
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