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Nuoro

Lavoro nero in un pastificio di Loceri: multa di 50mila euro e chiusura dell'azienda

Un'auto della guardia di finanza in un'immagine d'archivio
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Un'auto della guardia di finanza in un'immagine d'archivio

Un controllo della guardia di finanza di Arbatax porta alla scoperta che 10 lavoratori su 15 erano fuori legge. La titolare dell'azienda potrà riaprire solo dopo aver pagato un'ulteriore sanzione

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LOCERI. Operazione della guardia di finanza contro il lavoro sommerso in Ogliastra. Militari delle fiame gialle di Arbatax durante un controllo hanno individuato 8 lavoratori completamente in nero (di cui una minorenne) e due irregolari in un’azienda nella zona industriale di Loceri che si occupa della produzione di pasta fresca per alcune note catene di supermercati e villaggi turistici della zona.

Alla vista dei militari, la maggior parte dei lavoratori - si legge nel comunicato della Finanza - ha cercato inutilmente di fuggire e di sottrarsi al controllo. La situazione riscontrata è risultata davvero allarmante se si considera che il 66 per cento della forza lavoro presente in azienda (10 su 15) è risultata in nero e/o irregolare.

Alla titolare dell’azienda saranno inflitte sanzioni per circa 50mila euro. Inoltre, visto l’elevato numero delle posizioni lavorative irregolari (ben al di sopra del limite del 20% fissato dalla legge) è scattata la comunicazione alla Direzione provinciale del lavoro per la sanzione accessoria della sospensione dell’attività.

La titolare dell’azienda potrà riaprire previo pagamento di un’ulteriore sanzione e la regolarizzazione di tutti i lavoratori che sono risultati in nero. 

«Il fenomeno del lavoro sommerso in Italia  - si legge nella nota della guardia di finanza -rappresenta una vera e propria piaga sociale sia dal punto di vista della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, sia dal punto di vista delle irregolarità contrattuali contribuendo ad alimentare l’evasione fiscale e contributiva (secondo un recente studio dei consulenti del lavoro, ogni anno in Italia circa 2 milioni di persone vengono impiegate in nero per un’evasione di 25 miliardi di euro tra imposte e contributi). Notevole, altresì, il danno previdenziale per gli stessi lavoratori i quali, costretti molte volte ad accettare di lavorare in nero, non avranno alcun tipo di contributo versato per la futura pensione. E’ da sottolineare poi l’aspetto distorsivo della concorrenza nei confronti delle imprese oneste. Abbattendo illecitamente il costo del personale, l’impresa disonesta farà più utili e  più facilmente riuscirà ad aggiudicarsi commesse estromettendo quelle imprese che le tasse le pagano per intero».

 

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