La Nuova Sardegna

Nuoro

Maxi rapina, sequestro da 104mila euro

di Valeria Gianoglio
Maxi rapina, sequestro da 104mila euro

A nove anni dal colpo milionario alla Over security la Guardia di finanza blocca i beni dei familiari del basista Mosè Ledda

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NUORO. Una condanna definitiva a otto anni e sei mesi già scontata, il basista del maxi colpo che ormai ha saldato il suo conto con la giustizia e cerca di rifarsi una vita nel Sassarese lavorando come cuoco, un circolo privato sequestrato in viale Trieste, perché a suo tempo era stato ritenuto frutto dei proventi illegali. Sembrava una storia morta e sepolta, ormai, quella della rapina da tre milioni e mezzo di euro, commessa il 23 maggio del 2006, all’istituto di vigilanza nuorese Over security di via Dessanay. Una di quelle destinate, dopo il grande polverone iniziale e la condanna dell’unico imputato, il nuorese Mosè Ledda, a restare confinate negli archivi della Procura o nelle banche dati dei giornali.

Il decreto di sequestro. E invece, quando nessuno più se lo aspettava, nei giorni scorsi la giustizia si ripresenta a casa dei genitori e del fratello di Mosè Ledda, bussa con decisione alla loro porta, e attraverso le Fiamme gialle consegna un decreto di sequestro preventivo che mette sotto chiave, in vista di una futura confisca, un patrimonio complessivo di 104mila euro, disposto dal giudice per l’udienza preliminare Mauro Pusceddu, su richiesta del pm Giorgio Bocciarelli.

L’indagine. È l’ultimo atto, solo l’ultimo atto in ordine di tempo, di un’indagine meticolosa condotta per diversi mesi dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza nuorese, con il capitano Pasquale Pellecchia, il colonnello Fabio Mattei, e il comandante provinciale Luigi Mimmo a coordinare le forze in campo.

Succede che circa un anno fa gli uomini della Guardia di finanza mettono gli occhi su una vicenda criminale attorno alle quale la giustizia non era riuscita a esplorare tutti i meandri. Si tratta del maxi colpo del 23 maggio 2006 all’istituto di vigilanza nuorese Over security: una banda composta probabilmente da cinque uomini, tre milioni e mezzo di euro spariti nel nulla, mille sospetti ma nessuna sostanzialecertezza.

Il basista. Passano i mesi, e la legge invece stringe le sue maglie attorno al presunto basista, Mosè Ledda, ex guardia giurata. E con il tempo per Ledda arriva la condanna confermata poi in Cassazione: otto anni e sei mesi. Ledda la sconta, poi torna uomo libero, fa qualche lavoretto a Nuoro, infine si trasferisce nel Sassarese dove comincia a lavorare come cuoco.

La famiglia. Sia lui, sia la sua famiglia, finiti nel polverone nel 2007, pensano dunque che quella vicenda sia finita lì, e così, in modo sereno, trascorrono la loro quotidianità. Il padre e la madre di Mosè Ledda, Raimondo Ledda e Sebastiana Canu, vivono tranquilli con la pensione di lui, di circa 1500 al mese. La sorella di Mosè, Stefania Benedetta, lavora facendo pulizie. Il fratello Marco, insieme alla consorte Manuela Fois, lavorano anche loro, lui come tecnico di una società, e abitano in un appartamento a Nuoro. Un tenore di vita almeno in apparenza senza eccessi. Vite ordinarie per tutti, tranne, evidentemente, per chi, come gli uomini delle Fiamme gialle, è abituato a non fermarsi alle apparenze e a scavare con pazienza tra numeri, contanti e versamenti.

Il giro di assegni. E così, scava che ti scava, il nucleo di polizia tributaria, circa un anno fa, comincia a lavorare sugli atti già presenti nel fascicolo d’indagine, e fa diverse scoperte interessanti tra conti, depositi bancari, e giri di assegni. Scoprono un numero consistente di assegni circolari che passano da Mosè Ledda ai conti dei genitori. Il primo, di 10mila euro, risale al 12 dicembre 2006, gli altri portano la data del 2007. Ma poi, tra i conti dei Ledda, e del fratello e della cognata, cominciano ad arrivare versamenti più consistenti: una volta sono da 35mila euro, un’altra da 35mila. Nulla di strano, pensano le Fiamme gialle, se non fosse che, come concorda anche il pm Bocciarelli, esiste una netta sproporzione tra i redditi dichiarati dai Ledda e il giro di denaro che approda nei loro conti.

I conti pre e dopo rapina. Il gip Mauro Pusceddu, che ha firmato il decreto di sequestro preventivo, rileggendo le motivazioni della sentenza che ha condannato Ledda e considerando anche le nuove indagini fatte dalle Fiamme gialle, individua tre periodi che corrispondono a un diverso andamento dei versamenti nei conti della famiglia del basista.

Nel primo periodo, quello che precede la rapina, compreso tra il 9 gennaio 2004 e il 22 maggio 2006, il versamento più corposo che si registra nei conti dei Ledda, è di circa 1700 euro, seguono poi versamenti saltuari per importi mai superiori agli 800 euro, per un totale complessivo di 6300 euro e una media di versamenti che si aggira sui 7080 euro a volta.

Il salto dopo il colpo. Le cose cambiano nel periodo successivo alla rapina, tra il 23 maggio 2006 e il 18 maggio 2008, quando si cominciano a registrare versamenti considerati “anomali”, ossia di importo superiore a mille euro, e un totale complessivo di flussi in entrata pari a 13mila e 400 euro. Il terzo e ultimo periodo individuato è quello che segue l’arresto di Mosè Ledda, nel 2008. In quella fase, tra il 24 maggio 2008 e il 7 maggio 2014, si registrano 29 versamenti per un importo complessivo di circa 14mila euro. Per il gip, insomma, è nel secondo periodo, quello dopo la rapina, che si registra una media significativamente più elevata di importi versati nei conti dei Ledda, e un importo complessivo più consistente. Per il giudice non ci sono dubbi: quei soldi configurano diversi episodi di riciclaggio dei proventi della rapina alla Over security. Per questo, lo stesso gip dispone il sequestro preventivo dei beni dei Ledda, per un valore complessivo di 104mila euro. Per i Ledda, invece, si tratta di versamenti perfettamente giustificati, perché frutto del lavoro, di risparmi o di prestiti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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