Sparatoria a San Francesco una condanna a dieci mesi
NUORO. La Procura, qualche udienza fa, ne aveva chiesto una condanna a quattro anni e quattro mesi per i reati di concorso in porto illegale di arma clandestina, resistenza a pubblico ufficiale, e...
NUORO. La Procura, qualche udienza fa, ne aveva chiesto una condanna a quattro anni e quattro mesi per i reati di concorso in porto illegale di arma clandestina, resistenza a pubblico ufficiale, e lesioni. Ieri mattina, il collegio giudicante presieduto da Mariano Arca, è stato, invece, decisamente più tenero, nei confronti dell’imputato, il giovane nuorese Antonio Manca, accusato di essersi barricato, il 9 maggio 2013, insieme ad alcuni amici in una delle cumbessias di San Francesco di Lula, di avere un’arma, e di essersi opposto all’identificazione da parte dei carabinieri, e lo ha condannato a 10 mesi di reclusione per le accuse di resistenza e lesioni, mentre lo ha assolto, invece, “perché il fatto non sussiste” dall’accusa di concorso nel porto illegale di arma clandestina.
E così, al termine dell’udienza di ieri mattina, a Palazzo di giustizia, l’avvocato difensore di Manca, Lara Sini, si dice soddisfatta. La sua arringa di poco prima, del resto, era stata in gran parte dedicata proprio al tentativo di smontare una delle accuse più pesanti contestate al suo assistito: quella di concorso nel porto d’armi.
In realtà, ha ricordato l’avvocato Sini, la pistola ce l’aveva uno degli amici di Manca, che poi è stato condannato con il rito abbreviato, e «non esiste la prova che Manca fosse consapevole che il suo amico girava con quest’arma». Il collegio giudicante, evidentemente, ha accolto questa sua tesi, tant’è che ha assolto Manca da questo capo di imputazione. Mentre lo ha ritenuto colpevole per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, e di lesioni nei confronti di un carabiniere della compagnia di Lula, intervenuta nel santuario di San Francesco, dopo la telefonata di una signora agitata che segnalava di aver sentito diversi spari provenire dalla zona. Quando i carabinieri si erano recati al santuario, tuttavia, il gruppetto di giovani che secondo i militari avevano esploso quegli spari, si era barricato dentro una delle cumbessias e non ne voleva sapere di uscire. Di qui le contestazione di resistenza e di lesioni. (v.g.)
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