La Nuova Sardegna

Nuoro

Sardimbolu conquista Dorgali, la capitale del paracadutismo

di Nino Muggianu

Nell’aviosuperficie di Biriddo apre i battenti la scuola per gli appassionati dello sport estremo Giuseppe Cossu conquista il titolo italiano nella specialità caduta libera a quattro elementi

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DORGALI. Dorgali spicca il volo. Sempre di più gli sport legati ai lanci stanno conquistando i giovani dorgalesi. Il gruppo degli appassionati del parapendio Sardimbolu si ingrossa sempre più e sarà protagonista di una delle tante manifestazioni della Bitas in programma dal 2 al 4 ottobre a Dorgali. Nell’aviosuperficie di Biriddo, ha aperto i battenti la scuola di paracadutismo e quella per piloti di droni. Un piccolo pianeta sul quale girano tanti giovani. Talenti come Giuseppe Cossu che nei giorni scorsi ha conquistato il titolo di Campione d’Italia di paracadutismo. L’atleta capitano della Team Amnesya Rw4 ai campionati italiani tenuti qualche giorno fa Guidonia, ha piazzato la sua squadra nel gradino più alto nella specialità caduta libera a quattro elementi categoria esordienti.

Una competizione ad altissimo livello dove sono stati effettuati 1800 lanci ed ha visto impegnate le migliori 28 squadre nazionali con 130 paracadutisti che si sono confrontati su cinque discipline. Per Giuseppe Cossu il risultato è stato ottenuto grazie alla preparazione e all’impegno di tutto il team, a partire dal coach Placido Udine ai compagni di squadra Antonio Nardelli, Monica Sperduti e Alessandro Romeo. Impeccabile anche il lavoro del video man Massimo Fiorini come quello della ripiegatrice Natascia Uffredi, 31 anni, militare di professione, presto servizio dall’età di diciotto anni presso la marina militare italiana, Giuseppe Cossu, durante l’addestramento militare ha potuto conseguire i brevetti di paracadutismo “vincolato” e in “caduta libera”.

«Da allora la passione per il volo è continuata a crescere fino al punto in cui ho deciso di dedicarmi all’attività di paracadutismo sportivo. Tra le svariate discipline di questa attività, io ho scelto di seguire la pratica agonistica definita rw4 (relative work 4 way), ossia formazioni in caduta libera a 4 elementi. In sostanza si tratta di lanci a 3300mt in cui, durante la caduta libera, si devono comporre delle sequenze nei primi 35 secondi, create da alcune figure che vanno ripetute più volte fino al momento della separazione delle quattro persone componenti il team. Arrivato il momento dell’apertura del paracadute (intorno ai 1200 metri) i partecipanti al lancio si separano e si distanziano per effettuare le successive manovre in totale sicurezza». Tale disciplina, colloquialmente definita in italiano “lavoro relativo”, mette i componenti della squadra (che può essere a 4 o anche ad 8 elementi) in “relazione” l’uno all’altro, «nel senso – spiega Cossu – che ogni partecipante deve effettuare spostamenti e muoversi in modo sincrono relazionandosi con gli altri e mantenendo con essi il contatto visivo. Alla fine di ogni spostamento, giro sull’asse o sovrapposizione nel flusso la figura si chiude con delle “prese”, ossia con l’afferrare le braccia o le gambe del proprio compagno di volo. Queste tecniche di volo, siccome molto difficili da apprendere e da applicare, richiedono un allenamento serio ed impegnativo, alla base del quale devono esserci costanza, concentrazione e anche una buona preparazione fisica. Sicuramente il gesto atletico e la ripetizione mentale dei movimenti sono l’aspetto prevalente di questa attività, che però deve sempre essere supportata da una dose di passione notevole, senza la quale non si riuscirebbe nell’intento agonistico».

La competitività agonistica regna sovrana su questa disciplina e la voglia di migliorarsi per poter volare sempre al top è stimolante ed appagante, soprattutto quando alla fine di tanti sforzi si producono risultati importanti. Risultati come quello ottenuto qualche giorno fa da Giuseppe Cossu e la sua squadra.

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