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Brotzu: «Così Soddu stravolge anche il Puc»

Brotzu: «Così Soddu stravolge anche il Puc»

L’ex assessore comunale all’Urbanistica interviene nel dibattito sull’ex Artiglieria e sul mulino Gallisai

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NUORO. «Il nuovo sindaco Andrea Soddu, volendo dare un segnale forte di discontinuità, ha deciso una personale “rivoluzione”, proponendo modifiche urbanistiche sostanziali, intervenendo su scelte già prese da precedenti amministrazioni e che parevano consolidate. L’indirizzo che la nuova giunta intende dare è dirompente e destinato a sconvolgere anche il Puc da poco approvato, con conseguenze pesanti sull’organizzazione complessiva della città». A parlare è Renato Brotzu, già assessore comunale all’Urbanistica e all’Ambiente dal 2000 al 2005.

«L’area dell’ex Artiglieria – sottolinea intervenendo nel dibattito in corso – è stata oggetto per lunghi anni di trattativa tra l’Esercito e il Comune che ha previsto in cambio della cessione dell’area in oggetto, la costruzione di una grande caserma a Pratosardo. Tutta questa complessa trattativa ha previsto la destinazione d’ingenti fondi vincolati specificatamente alla realizzazione del Campus universitario, mettendo quest’area in relazione con il resto della città e individuandola come il centro della “città moderna”, concetto recepito dal Puc. In alternativa al Campus il nuovo sindaco propone di destinare ben 6,5 ettari a parco pubblico con l’utilizzo delle strutture esistenti per attività legate alla creatività. La nuova destinazione che s’ipotizza – va avanti Brotzu – oltre che sottrarre alla città uno spazio a quello destinato, pone un’antitesi inesistente perché un parco pubblico dentro un’area così ampia può benissimo coesistere con il campus universitario, con le numerose strutture da destinare all’università e gli ampi spazi esterni da destinare a parco pubblico».

«L’altra scelta, che a mio parere appare problematica – continua l’ex assessore –, è il cambio di destinazione dell’ex mulino Gallisai di proprietà della Regione Sardegna che ha acquistato l’immobile per destinarlo in accordo col Comune di Nuoro a Museo dell’identità. Un progetto ambizioso e bellissimo: luogo di memoria, di laboratori delle diverse arti, di formazione e coerente urbanisticamente con i percorsi museali del centro storico che gravitano intorno a quell’area. Un museo che come attrattore culturale porterebbe occupazione per figure specifiche legate alle innumerevoli attività previste dal progetto. Questa idea di museo nacque all’interno di un progetto regionale più vasto che indicò alcune iniziative strategiche nelle città di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano. Anche questo immobile ha fondi vincolati per questo esclusivo utilizzo e lavori già affidati con la formula della progettazione integrata. Una diversa destinazione comporterebbe, oltre al probabile contenzioso con l’impresa affidataria, modifiche sostanziali al Piano urbanistico perché concentrerebbe un traffico veicolare devastante in questa parte della città destinata perlopiù alla pedonalità. Richiederebbe una riprogettazione urbanistica di area vasta, proprio nel cuore del centro storico, creando criticità per la vicinanza di luoghi identitari come gli importanti edifici di culto, la casa-museo Grazia Deledda, il museo della Ceramica, lo stesso Monte Ortobene. Questi due luoghi così strategici per il futuro della città – chiude Brotzu – suggeriscono una maggiore prudenza, ragionamenti più raffinati e di portata extra-comunale. Il dibattito su queste due aree non può essere confinato a scelte e contrapposizioni politiche relative al solo ambito cittadino. Sarebbe un grave e miope errore, racchiuderlo in una visione così poco lungimirante, perché le destinazioni su cui si discute riguardano un intero territorio».

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