La pedemontana della discordia si fa strada
Il Consiglio ha approvato il progetto definitivo ma sulla realizzazione pende un ricorso contro l’esproprio di un oliveto
NUORO. Una parete punteggiata di ulivi sopra “Badde Manna” e dei macigni appoggiati sul costone che si spinge a Sant’Onofrio sembrano il limite più insidioso per la realizzazione della pedemontana. Una strada attesa da anni dal quartiere di Monte Jaca, per trovare un’apertura verso il centro urbano. Più di quanto possa consentire l’attuale tracciato, poco distante dalla cattedrale, unico, stretto e sotto scacco di ogni emergenza di transitabilità. Per l’amministrazione civica il problema è in via di soluzione, con l’uscita verso Mughina, progettata per la prima volta nell’ultimo scorcio del secolo scorso.
Il progetto. In consiglio comunale la settimana scorsa è stato approvato il progetto definitivo, su proposta dell’assessore Antonio Belloi, e presentato da un Rtp, un raggruppamento temporaneo di progettazione. Intervento pubblicato nell’albo pretorio, e rimasto immune da osservazioni. Osservazioni no, ma un ricorso sì, contro l’esproprio di un oliveto, posto tra il limite basso della strada di Monte Jaca e l’inizio del costone che porta a Sant’Onofrio. Titolare del terreno e dell’azione di contestazione, Sebastiano Mattana, commerciante in pensione e oggi dedicato a tempo pieno alla cura del podere.
Il ricorso. Il principio del dissenso è tutto personale e privato: «Il tracciato scelto crea un danno sia alla mia azienda, sia a quelle poste al di sotto, nella discesa per Badde Manna. Verranno sacrificate 500 piante di ulivo e una porzione di verde della città». Discorso dagli accenti quasi egoistici e comunque di supremo interesse individuale, sul quale potrebbe andare a cozzare ogni idea di opposizione da parte del proprietario della terra.
Posizione che tuttavia Mattana allontana: «Il tracciato passa su un costone ad alto rischio idrogeologico. In più ad aumentare i pericoli c’è la presenza di rocce che potrebbero staccarsi e rotolare sulla strada». Alcuni dei problemi venuti alla luce in 30 anni di propositi e progettazioni con cui dare sfogo al quartiere.
La circonvallazione. La prima rivoluzione viaria era legata alla costruzione della circonvallazione a nord-est della città: l’avvio con un tunnel da Mughina a Sant’Onofrio, poi il viadotto per collegarsi con viale Ciusa. Sull’altro capo ancora una galleria, che avrebbe dovuto vedere la luce nei pressi dell’ospedale. Opera faraonica per cui si andò a bussare al ministero dei Lavori Pubblici, che la bocciò perché era tanto lo scasso e l’impatto da superare la stessa convenienza. Senza neppure esaminare l’aspetto finanziario, meno irto di difficoltà in un’Italia con i cordoni della borsa ancora allentati.
La pedemontana. La pedemontana prese il posto. Uno, due, tre percorsi, messi nero su bianco in un paio di progetti. L’avvio sempre nella coda di Monte Jaca, con sbocco in un caso sotto il museo del costume, nel secondo a Mughina. L’inconveniente era ancora la pendenza, quella della cresta del colle di Sant’Onofrio. L’altro limite i tagli negli oliveti, senza scampo nel secondo tracciato.
La sintesi qualche stagione più tardi, quando l’ufficio tecnico del Comune cambia completamente strategia progettuale. Si punta sempre su Mughina, ma il primo tratto è comune con la stradicciola che porta all’arco fognario di Badde Manna. Sembra starci anche il signor Sebastiano Mattana, disponibile a cedere la terra su tutta la linea di confine, se proprio non si vuole transitare a sinistra del percorso esistente, dove, dice, «c’è un podere incolto, in cui l’impatto sarebbe minimo». Gli anni passano, ma senza che idee e studi tecnici riescano a trovare un punto d’arrivo, fermati da limiti orografici e diffidenze umane. Prima dei fatti di questi mesi, con il Comune che sembra avere trovato la quadra con il progetto approvato giovedì, presentato dalla Rtp, con capofila la Cancellu Costruzioni.
La delibera. La delibera ha avuto il voto positivo di tutta la maggioranza e del gruppo di minoranza del Pd, a cui si deve l’intervento, ritenuto strategico «per migliorare la mobilità complessiva della città e aprire un nuova porta a Monte Jaca», è stato il pensiero dei democratici Alessandro Bianchi, Tore Sulas e Leonardo Moro. Meno disponibilità dalle altre minoranze: «Sono stati valutati i rischi idrogeologici?», ha chiesto Tore Lai, del Movimento Cinque Stelle, per fare seguire il voto di astensione. Stessa posizione da parte di Peppe Montesu (Nuova Nuoro), per il quale due progettazioni sono troppe «per pensare a un intervento vantaggioso per la comunità».
Il no del privato. Il “no” che sembra creare più problemi continua tuttavia a essere quello esterno, di Sebastiano Mattana. La scelta di compromesso sul tracciato è finita in fretta. Si è tornati nel cuore della proprietà sua e dei confinanti: «Il danno ambientale è grosso. Il percorso torna a essere a rischio idrogeologico. La funzionalità per il quartiere è poca, visto che la pedemontana si allunga a dismisura».
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