Il sindaco dispone la chiusura degli impianti sportivi
ORGOSOLO. Il sindaco ordina la serrata degli impianti sportivi. «Mancano le condizioni indispensabili di sicurezza», sottolinea il primo cittadino di Orgosolo. Sono passate poche ore da quando la...
ORGOSOLO. Il sindaco ordina la serrata degli impianti sportivi. «Mancano le condizioni indispensabili di sicurezza», sottolinea il primo cittadino di Orgosolo. Sono passate poche ore da quando la dirigenza della polisportiva Supramonte ha restituito le chiavi degli impianti all’amministrazione comunale, assieme alle oltre quattrocento tessere degli atleti iscritti al sodalizio, che dopo quarantasei primavere celebra il funerale.
Il gruppo dirigenziale, attivo da innumerevoli anni, ha deciso di lasciare, puntando il dito contro l’indifferenza di quanti hanno contribuito alla morte di una società storica.
Tuttavia, l’esecutivo cittadino non ci sta ad attendere inerme. Non vuole assistere in maniera supina a quello che giudica un colpo duro contro l’intera comunità, contro quei ragazzi e quelle ragazze, che ogni settimana vengono impegnati nelle varie discipline, contro un servizio alla collettività giudicato indispensabile.
Per questo motivo, il sindaco firmerà stamane un’ordinanza con la quale decreta ufficialmente la chiusura di tutte le attività sportive organizzate nelle strutture pubbliche. Un’azione forte, che ha l’intento di svegliare e scuotere le coscienze. Un’azione forte, che assomiglia ad un appello implicito a quanti possono dare un contributo essenziale affinché una realtà così rilevante non si spenga per sempre, affinché il suo apporto sociale vada avanti, diffondendo valori sani e costruendo un’educazione e una formazione robusta a favore delle nuove generazioni.
«Al termine del funerale, celebratosi sabato scorso – spiega il primo cittadino –, ho preso atto che coloro i quali per diverso tempo hanno rappresentato una presenza costante e fondamentale, una presenza essenziale e un presidio insostituibile, soprattutto per i più giovani, hanno deciso, dopo oltre un lustro, di chiedere la partecipazione di altri volenterosi e, non essendoci stati segnali in tale direzione, non hanno potuto far altro che tornare a casa. Per questo motivo – conclude Dionigi Deledda – non essendo gli edifici comunali più custoditi, ritengo che l’unica soluzione sia quella di chiuderli».
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