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Nuoro

Bertone a Tortolì: «Accogliamo i migranti»

di Claudia Carta
Bertone a Tortolì: «Accogliamo i migranti»

Il cardinale, già segretario di Stato in Vaticano, parla anche dell’emergenza profughi e sollecita un aiuto concreto

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«Il vescovo è contento come voi e di voi. Sono certo che al termine di questa giornata ciascuno possa dire di avere energie nuove e nuove speranze da vivere nella comunità per corrispondere pienamente allo stile di Gesù». Gioia piena e soddisfazione. Sono i colori che illuminano il volto e le parole del vescovo Antonello Mura al termine del convegno ecclesiale diocesano di domenica, a Tortolì, che ha radunato nel centro costiero il popolo dei fedeli. Dieci ore intense: ascolto e formazione, preghiera e silenzio, ma anche confronto e dialogo, in un clima di condivisione e fraternità. Un punto fermo: essere Chiesa accogliente e solidale. Una domanda: come? Perché, neanche a dirlo, le difficoltà ci sono e vanno di pari passi al timore e allo scoraggiamento.

«Ma – sottolinea fiduciosamente il vescovo – lasciamoci accarezzare dalle parole di Gesù: “Alzatevi e non temete”. In una comunità c’è bisogno di abbracci caldi, di madri e padri che stimino, incoraggino, correggano e amino». Una Chiesa che non accoglie e non si fa prossima nelle difficoltà non è Chiesa. O, meglio, non è forgiata “sullo stile di Gesù”. Che è diverso. Che il titolo scelto per il convegno fosse impegnativo lo si è compreso fin da subito. Fondamentale il messaggio da trasmettere: credibilità, gratuità, speranza: «La Chiesa deve vivere tutti i problemi del territorio: spirituali, educativi, familiari, sociali. E deve saper rispondere». A parlare è il cardinale Tarcisio Bertone, già segretario di Stato vaticano, ospite d’eccezione alla conferenza serale di domenica. Incalzato da Carlo Di Cicco, ex vice direttore dell’Osservatore romano, il porporato aggiunge: «Non siamo il governo centrale, né la Regione o la Provincia; ma abbiamo delle possibilità di intervento, di impulso, di sostegno e anche di indirizzo. Essere comunità accogliente significa aprire lo sguardo al di là dei confini del nostro territorio, condividendo ciò che abbiamo, rinunciando a qualcosa di nostro, per metterlo a disposizione degli altri». E il pensiero corre veloce all'emergenza umanitaria legata all'emigrazione e agli inviti accorati di Papa Francesco: «Ogni realtà, per quanto piccola, ha delle possibilità concrete, da realizzare secondo le proprie forze – ha commentato il porporato –: penso ai tanti immobili inutilizzati che possono essere messi a disposizione di queste persone a cui occorre assicurare tutto, per il periodo in cui si fermeranno». L’ex segretario di Stato vaticano, indirizzato dalle domande e dalle riflessioni di Di Cicco, traccia la sua personale vicenda vissuta accanto a quelli che ha definito « due facce di un’unica moneta», Ratzinger e Bergoglio.

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