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Nuoro

La difesa: «Francesco Rocca deve andare ai domiciliari»

di Valeria Gianoglio
La difesa: «Francesco Rocca deve andare ai domiciliari»

Gli avvocati del dentista chiedono il braccialetto elettronico per il loro assistito «Non esiste il pericolo di fuga e nessuno ha motivato il no alla scarcerazione»

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NUORO. «Non è scappato nemmeno quando gli interrogatori si facevano più pressanti, non si capisce proprio perché dovrebbe scappare ora, dopo tanti anni. Tra l’altro, andrebbe a vivere, agli arresti domiciliari, a venti metri dalla caserma dei carabinieri a Sant’Onofrio e a pochi passi dal tribunale, e avrebbe il braccialetto elettronico. Ma più di tutto, resta fermo il principio della presunzione di innocenza, e quello, introdotto dalla legge 47 dell’aprile di quest’anno che impone al giudice l’obbligo di spiegare nel dettaglio quali sia la concretezza e l’attualità delle esigenze cautelari. E quest’obbligo, finora, non è stato soddisfatto, nessuno ha motivato la permanenza di Rocca in carcere».

Hanno fatto riferimento all’ultima norma in materia di custodia cautelare, gli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi, ieri mattina, davanti ai giudici del Riesame di Sassari che dovranno decidere entro qualche giorno se lasciare il loro assistito, Francesco Rocca, in carcere a Badu ’e Carros, o se invece accogliere la richiesta dei suoi difensori, di attenuargli la misura e di concedergli gli arresti domiciliari a patto di indossare sempre, tuttavia, il braccialetto elettronico.

Non è la prima volta che gli avvocati di Rocca tentano di spuntarla su questo fronte, ma sinora, in primo grado, la loro richiesta non era stata accolta. Correva lo scorso 6 agosto, e una ordinanza della corte d’assise di Nuoro, aveva rigettato la loro istanza di sostituire la misura custodiale in carcere con quella degli arresti domiciliari.

Ma è proprio contro quella ordinanza di rigetto, che ieri mattina, davanti ai giudici del Riesame di Sassari, i due legali del dentista gavoese – in cella come presunto mandante dell’omicdio della moglie Dina Dore – hanno dato battaglia.

L’ordinanza che ha detto “no” agli arresti domicilari di Rocca, infatti, secondo i due difensori, sarebbe macchiata da una grossa lacuna: non sarebbe sufficientemente motivata. In sostanza non spiegherebbe, come invece richiede l’ultima legge in materia, la 47 dell’aprile 2015, quali sia “la concretezza e attualità” del pericolo di fuga.

Nell’ordinanza dello scorso 6 agosto, insomma, secondo quanto hanno spiegato ieri a Sassari, gli avvocati Lai e Manconi, non sarebbe stato rispettato «“il rigoroso obbligo di motivazione”, sia nella fase di applicazione sia in quella di modifica della misura».

«Questo specifico obbligo di motivazione – hanno aggiunto – è stato totalmente disatteso». Per questo i due avvocati hanno presentato un ricorso davanti al Riesame.

Del resto, hanno aggiunto, «Il fatto attribuito a Rocca è risalente nel tempo, la sua condotta antecedente e successivo alla data del delitto per cui si procede, e vissuta in piena libertà per cinque anni successivamente al fatto, è immune da censure e non accompaganta da manifestazioni concrete e attuali di pericolosità sociale. Le emergenze probatorie per di più dimostrano come la condotta criminosa sia difficilmente reiterabile e rilevabile». Per tutte queste ragioni, dunque, Francesco Rocca, secondo i suoi difensori, deve essere mandato agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico che permette alle forze dell’ordine di controllarne comunque i movimenti.

Di tutt’altro parere, ovviamente, il pubblico ministero della Dda, Danilo Tronci, che ieri era presente in udienza a Sassari e ha motivato il suo parere decisamente negativo alla richeista di concedere i domiciliari a Rocca.

Il pm della direzione distrettuale antimafia, nel suo intervento a Sassari, ha ricordato anche il processo di primo grado che si è chiuso a Nuoro qualche mese fa con la condanna all’ergastolo di Rocca, ma l’avvocato Mario Lai gli ha ricordato che davanti al Riesame non si stava discutendo di quel processo ma delle norme legate alla permanenza delle misure cautelari.

I giudici del Riesame, dopo aver ascoltato le parti, hanno preso tempo prima di dare il loro verdetto. In teoria hanno cinque giorni di tempo prima di sciogliere la loro riserva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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