La Nuova Sardegna

Nuoro

«Piano sanitario, no ai tagli ai servizi»

di Francesco Pirisi
«Piano sanitario, no ai tagli ai servizi»

I Rossomori aprono il dibattito in città: la clinica privata Mater Olbia metterà in secondo piano l’ospedale di Nuoro

4 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Tutti al capezzale della sanità del Nuorese guardata da molti addetti ai lavori e cittadini in pericolo di perdere le forze acquisite negli anni. Una condizione di debolezza che potrebbe crescere con il riordino della rete ospedaliera e la riforma delle Asl, in discussione in commissione alla Regione. Allarme partito qualche giorno fa dalla conferenza organizzativa del sindacato Cisl e ribadito lunedì scorso a Nuoro durante il convegno promosso dal partito dei Rossomori. Incontro che ha visto la presenza di medici dell’ospedale San Francesco, amministratori civici e della sanità di oggi e del recente passato.

Il timore è di una polarizzazione su Cagliari e il nord Sardegna, dove presto aprirà la clinica privata Mater Olbia, ospedale di eccellenza.

I primi segnali sul fatto che la sanità a Nuoro e provincia potrebbe essere inversamente proporzionale ai nuovi fronti di sviluppo regionali, è nel ridimensionamento in atto di una serie di specialità, a iniziare da oculistica per andare alla radiologia, sotto accusa per i tempi di attesa di alcuni esami diagnostici. Altro elemento, relativo a ciò che sarà nel futuro prossimo, è il fatto che i posti letto (per acuti) nelle strutture del capoluogo e della periferia si ridurranno da 442 a 426, nonostante si sia sotto gli standard stabiliti un anno fa nel regolamento dell’intesa Stato-Regioni.

Nuoro è l’epicentro della nuova difficoltà, che si legge «nell’assenza tra gli operatori del senso di crescita, di prospettiva clinica e scientifica, presente ancora qualche anno fa», ha affermato il consigliere regionale dei Rossomori, Emilio Usula, con riferimento al San Francesco, dove ha lavorato a lungo come chirurgo.

Considerazione di apertura della relazione tecnica, seguita al saluto di Davide Muledda, coordinatore in provincia del partito, al tavolo della presidenza della biblioteca “Satta” con l’altro esponente politico, e chirurgo, Pasquale Maoddi. Il punto debole della riorganizzazione, spiega Usula, «è che si possa pensare a una riduzione dei servizi e delle strutture a Nuoro e nelle aree interne che da sempre fanno riferimento al capoluogo anche per la sanità. Un livello e una presenza richiesti sia dal generale rilievo dei presidi medici, sia dal fatto che le caratteristiche orografiche della provincia rendono difficoltose le trasferte verso centri di cura di altre aree della Sardegna».

Preoccupazione destinata a crescere e a diffondersi, come è emerso dal dibattito, chiuso con la richiesta ad amministratori pubblici e cittadini di rifiutare le soluzioni di riordino ospedaliero e riforma. A mettere le mani avanti il sindaco, Andrea Soddu: «Si tratta del classico piano calato dall’alto e non costruito su misura rispetto alle realtà geografiche e sociali dove dovrà essere messo in pratica. Non è possibile toglierci nessuna specialità clinica». Giudizi che dopo Soddu ribadisce il predecessore, Sandro Bianchi, anche se con in più l’atteggiamento di chi non sembra avere fiducia di vedere cambiati i programmi.

Calcano lo stesso tasto la dirigente del Centro trapianti, Elena Zidda, e la collega di Neurologia, Anna Ticca, quest’ultima divisa tra la fiducia alla riforma «che comunque introduce la filosofia della rete, tra centri di vario livello specialistico» e la preoccupazione di ritrovarsi nel territorio «con un ospedale generalista non in grado di dare risposte nelle emergenze». Razionalizzare sì, anche la spesa, tagliare i servizi no, compresi quelli della medicina di base. I tre miliardi e 200 milioni annui di spesa sanitaria in Sardegna risultato un eccesso, ancora di più se si pensa che costituiscono la metà del bilancio della Regione. Emilio Usula però chiede che si rifugga dall’idea di un settore che è un’idrovora di finanze pubbliche. Questo a maggior ragione se non si contestualizza la materia.

I dati che porta in aiuto sono dell’ultimo triennio: la Sardegna ha avuto un aumento della spesa sanitaria dello 0,71 per cento, che è inferiore a quello delle Province autonome di Bolzano (1,82) e Trento (1,60) e della stessa Lombardia, andata oltre un punto percentuale. La relazione del consigliere regionale dei Rossomori ha appuntato anche una medaglia, di tipo finanziario, per la Asl di Nuoro, quella per la mobilità “passiva”, ossia dei pazienti che varcano il Tirreno per curarsi: «La percentuale è del cinque per cento, in tutta l’isola. La nostra azienda ogni anno spende tre milioni. Poca cosa se pensiamo ai 40 della Asl di Oristano».

La provincia confinante è solo un elemento di confronto. L’obiettivo da attaccare è la Regione, che a Nuoro è vista come matrigna. E non da oggi. Pietro Corrias, dirigente sanitario di qualche stagione addietro: «Ricordo che nel 2008 su un pacchetto per la rete ospedaliera di 862 milioni, a Nuoro ne spettavano appena undici. Penso che quella di oggi sia una politica in continuità con le scelte del governo regionale del tempo, guidato dal governatore Soru».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative