Polimeri, pronti cinquanta milioni per il Pet
Il gruppo Clivati-Indorama punta al rilancio della filiera ma fa i conti con la burocrazia italiana
OTTANA. Il futuro del sito industriale di Ottana è legato a doppio filo a quello di Ottana Polimeri. Anzi, l’uno dipende dall’altro. Solo la ripresa produttiva dello stabilimento del gruppo Clivati-Indorama, infatti, può dare linfa vitale alla rinascita di un’area industriale da tempo in crisi di lavoro e di identità.
La proposta di rilancio è sul tavolo della politica regionale da oltre dieci mesi. Da quando, nel corso dell’incontro in Regione del 15 gennaio 2015 alla presenza del presidente, Francesco Pigliaru, Cgil, Cisl e Uil proposero un progetto di filiera del Pet in Sardegna con il coinvolgimento produttivo della Saras, degli impianti ex Versalis di Sarroch di proprietà dell’Eni e di Ottana Polimeri. Il percorso tecnico è semplice: partendo dalla Saras, che produce il toluene e il metanolo necessari per il processo di semplificazione, si passa allo stabilimento di Sarroch che produceva (ora lo stabilimento è chiuso) il paraxilene, la materia prima per il Pet di Ottana, per arrivare, infine, a Ottana Polimeri, che, disponendo della materia prima, potrebbe rimettere in marcia l’impianto e richiamare gli ottanta lavoratori attualmente in cassa integrazione.
In particolare, la proposta prevede la modifica del processo produttivo dell’impianto di produzione del paraxilene di Sarroch, con investimenti che ridurrebbero notevolmente i costi di produzione e dei trasporti. Ulteriori interventi di ristrutturazione degli impianti di Ottana, fermo dal 10 aprile del 2014, consentirebbero il taglio dei costi energetici, rendendo così competitiva la produzione del Pet (plastica per bottiglie) nel mercato italiano ed europeo. Il progetto dei sindacati è stato sposato da Ottana Polimeri che ha ne ha approfondito la fattibilità tecnico-economica con uno studio affidato a una società americana che ha dato parere positivo. Non solo. Per dargli gambe, il gruppo Clivati-Indorama ha messo sul piatto un investimento di 50 milioni di euro. Il progetto piace a Indorama perché è analogo a quello che il gruppo thailandese sta mettendo in campo nel nord America a suon di milioni di dollari.
L’attività prevede un processo integrativo di filiera che consente di consolidare e produrre in proprio le materie prime necessarie per il business del Pet e della fibra poliestere. Una cosa analoga, insomma, a quella che si vorrebbe fare a Ottana. Ma, qui siamo in Italia, dove, per investire, occorre l’ok della politica sotto forma dei cosiddetti tavoli tecnici che non finiscono mai. Il progetto Ottana deve superare un ostacolo: ottenere l’ok dell’Eni alla cessione a Ottana Polimeri dell’impianto ex Versalis. Un ok che la Regione non è riuscita a ottenere. Ora, forse, ci proverà il tavolo ministeriale. I tempi si prevedono lunghi. Nel frattempo Ottana è sul letto di morte. E ottanta lavoratori rischiano il licenziamento a novembre. (f.s.)
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