La Nuova Sardegna

Nuoro

Depositate dai giudici le motivazioni dell’ergastolo a Rocca

di Pier Luigi Piredda
Depositate dai giudici le motivazioni dell’ergastolo a Rocca

Le spiegazioni della pesante condanna del dentista Consegnate poco prima della chiusura della cancelleria

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NUORO. I giudici della Corte d’assise hanno depositato le motivazioni della sentenza di condanna all’ergastolo per Francesco Rocca, il dentista di Gavoi accusato di essere il mandante dell’omicidio della moglie Dina Dore. Il giudice estensore, Manuela Anzani, ha depositato le motivazioni pochi minuti prima della chiusura della cancelleria degli uffici giudiziari, quando gli ultimi impiegati stavano per andare via in seguito alle disposizioni emanate anche dal presidente del Tribunale per motivi in sicurezza in seguito all’allerta meteo. Il pubblico ministero Danilo Tronci, gli avvocati difensori Mario Lai e Angelo Manconi e i patroni di parte civile Mariano e Massimo Delogu sono stati informati del deposito, ma non hanno ritirato il fascicolo, particolarmente voluminoso, racchiuso in una chiavetta usb. Qualche centinaio di pagine nelle quali i giudici della Corte d’assise hanno spiegato come sono arrivati alla condanna a vita, dopo aver ripercorso tutte le tappe del delicato processo, avvelenato da momenti di fortissima tensione in aula e fuori.

Per conoscere le motivazioni della condanna all’ergastolo bisognerà attendere ancora qualche giorno, quando le varie parti prenderanno in esame tutto il documento.

Il deposito delle motivazioni permetterà agli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi di predisporre il ricorso in Appello. Cercando tra le pieghe della sentenza quegli elementi che possano permettere una revisione totale della condanna all’ergastolo o una riduzione della pena per il dentista di Gavoi. Che si è sempre proclamato innocente. Francesco Rocca anche in Corte d’assise ha sempre respinto la pesantissima accusa, nonostante una serie di elementi che lo incastravano davanti a precise responsabilità. Come gli sms inviati all’allora amante. Parole pesanti come macigni che il pubblico ministero Danilo Tronci ha utilizzato per rafforzare la sua tesi accusatoria. Sostenuta peraltro da una serie impressionante di indizi che portavano tutti nella stessa direzione per quanto riguardava il movente del delitto: la situazione familiare di Francesco Rocca. Poi, le lettere anonime che hanno avvelenato il clima di un paese devastato dalla paura. Fino alla confessione di un minorenne che, divorato dal rimorso, dopo oltre quattro anni di tentennamenti e paure, si era deciso a parlare. Raccontando tutto quello che sapeva e chiamando in causa l’amico Pierpaolo Contu, che era stato arrestato poco dopo con l’accusa di essere l’esecutore materiale del feroce delitto.

Ma sul processo aleggiano ancora molti interrogativi senza risposta, come il dna trovato sul nastro adesivo utilizzato per avvolgere Dina Dore, morta dentro il bagagliaio dell’auto all’interno del garage dell’abitazione di famiglia a Gavoi. E poi il misterioso personaggio notato in prossimità del garage nell’ora in cui era stata uccisa la casalinga.

Ecco perchè sarà interessante leggere le motivazioni, per capire come i giudici della Corte d’assise di Nuoro sono arrivati a formulare la condanna all’ergastolo.

E bisognerà anche capire quanto può aver influito la condanna dell’esecutore materiale del delitto, il giovane Pierpaolo Contu, condannato in primo e secondo grado a sedici anni di carcere con il rito abbreviato dai giudici del Tribunale dei minorenni. Il presunto killer di Dina Dore dovrà comparire davanti ai giudici della Cassazione l’11 novembre. Il giovane gavoese, all’epoca dei fatti, il 26 marzo 2008, era ancora minorenne. Per questo, il suo percorso giudiziario ha seguito un binario diverso, anche se parallelo con quello del presunto mandante del delitto: il marito di Dina Dore, Francesco Rocca.

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