Operaio schiacciato da rullo sette rinvii a giudizio
Il gup chiude la prima fase processuale per la morte del giovane di Oniferi L’accusa è di omicidio colposo, il processo si aprirà il prossimo 18 gennaio
ONIFERI. Tutti a processo. A tre anni e poco più dalla morte di Fabiano Murgia, l’operaio di 26 anni di Oniferi che morì schiacciato da un rullo durante l’esecuzione di lavori di bitumazione su un tratto della 131 dcn, il giudice per le udienze preliminari Carla Altieri chiude la prima importante fase processuale con un rinvio a giudizio generale. Sotto accusa, di fronte al giudice monocratico Enrica Marson, ci saranno quindi sette persone e due responsabili civili, come l’Anas e le assicurazioni Generali, che chiamate in causa esclusivamente per la questione del risarcimento danno. Tutto il resto, condanne o assoluzioni, lo farà il processo che si aprirà il 18 gennaio. L’accusa è quella di omicidio colposo, ma non per tutti gli imputati le colpe sono le medesime. E infatti sotto accusa ci finisce sia chi guidava il rullo che schiacciò l’operaio, sia chi si doveva occupare della sicurezza sul cantiere di lavoro, sia chi gestiva l’appalto e sia chi, più in generale, era il committente dei lavori.
Così sotto processo finiscono Paolino Mereu (assistito dall’avvocato Andrea Pudedda), che guidava il mezzo meccanico che durante una manovra travolse Fabiano Murgia, procurandogli quelle lesioni mortali che lo fecero spirare in pochi attimi. Gli altri sei imputati, secondo il pubblico ministero Paolo De Falco, non hanno responsabilità dirette sul momento della morte, ma le avrebbero per la gestione del cantiere e dell’appalto in generale. Sono Luciana De Barba (difesa dall’avvocato Anna Di Lorenzo), legale rappresentante della ditta Vidoni di Tavagnacco che stava eseguendo i lavori per conto dell’Anas, Giovanni Bernardi (difeso dall’avvocato Francesco Pilloni), direttore tecnico dei lavori, Paolo Riva (difeso dall’avvocato Maurizio Conti) responsabile per la stessa ditta. Ancora Antonio Cancellu (difeso dall’avvocato Priamo Siotto), responsabile per la seconda ditta impegnata in una parte dei lavori, e poi Antonio Macis ed Enrico Atzeni (difesi dagli avvocati Rodolfo Meloni e Andrea Pogliani, funzionari dell’Anas che ovviamente è la madre dell’intero appalto. L’Anas, assieme alle assicurazioni Generali, è stata anche individuata quale responsabile civile per le questioni legate all’eventuale risarcimento dei danni e su questo versante entrambe le società sono assistite dall’avvocato Francesco Campanelli.
Le difese hanno tutte chiesto che si arrivasse a un esito differente dell’udienza preliminare, ma il giudice è andato in una direzione opposta. Ora si attende il processo, dove, più di ogni altro aspetto, varranno quelli legati alle inevitabili perizie che serviranno per stabilire dove ci possono essere state colpe e chi avrebbe commesso quegli errori che hanno portato alla tragedia del settembre 2013. (e.c.)
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