Presentata l’opera di Casula sulla letteratura sarda
LULA. «È stata colmata una lacuna» ha sostenuto, nella sua puntigliosa relazione, Bachisio Bandinu all’atto della presentazione dell’opera “Letteratura e Civiltà della Sardegna” di Francesco Casula,...
LULA. «È stata colmata una lacuna» ha sostenuto, nella sua puntigliosa relazione, Bachisio Bandinu all’atto della presentazione dell’opera “Letteratura e Civiltà della Sardegna” di Francesco Casula, un incontro promosso durante Cortes Apertas per iniziativa del Comune e della biblioteca in collaborazione con il b&b Sa Corte Nova.
Ed è stata tanta la curiosità del pubblico presente per quest’opera antologica che dà vita a poeti e scrittori sardi bilingui, in lingua italiana e in limba.
L’assessore comunale alla cultura Pietro Pittalis, nella veste di coordinatore, ha fatto una breve introduzione e letto una lettera di Natalino Piras,assente per motivi di salute. Poi si è entrati nel vivo con Mariangela Dui del b&b Corta Nova. «Credo sia un’opera destinata agli studenti, ma anche a tutti i sardi. C’è il passato remoto e il presente. Il merito di questo studioso è mettere insieme tutti gli autori di diversi periodi storici».
Maddalena Frau, presente nell’opera di Casula, ha letto alcune sue poesie molte belle quali Umbras Dimenticadas che lavoravano le corbule e i cestini de “iscralea” sedute per terra o quella dedicata allo stress, quasi concepito come qualcosa di materiale.
Poi Bachisio Bandinu ha evidenziato autori sardi dimenticati o appena citati eppure, fra i tanti emergono Emilio Lussu, il Nobel Grazia Deledda, Antonio Gramsci, ma anche Antioco Casula e Peppino Mereu e Diego Mele solo per citarne alcuni.
Per Bandinu merito della fatica di Casula lunga 10 anni, è dare identità alla civiltà sarda. Ma va oltre con la presentazione didattica, compito non facile, riuscendo a organizzare il libro in modo appetibile. «Il libro è per chi lo legge e aiuta il lettore a superare il complesso di inferiorità». Poi l’intervento di Francesco Casula che ha ripercorso le tappe del suo lavoro, della grandezza di molti, troppi autori “sommersi” o tolti dall’oblio dopo secoli di stagnazione. E in merito alla “lingue” diversificate degli autori ha tenuto a precisare che si scrive in italiano, castigliano o altro ma si pensa in sardo. Poi gli interventi del pubblico sul problema della lingua per concludere che «La lingua sarda è unica nella grammatica e nel lessico, la varietà è la fonetica».
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