Doppiette pronte a dire stop alla caccia alla pernice
Per ora hanno vinto la battaglia, ma non hanno nessuna intenzione di abbassare la guardia. «Siamo noi i primi che vogliamo tutelare il nostro territorio» sottolinea subito Evandro Cara, cacciatore...
Per ora hanno vinto la battaglia, ma non hanno nessuna intenzione di abbassare la guardia. «Siamo noi i primi che vogliamo tutelare il nostro territorio» sottolinea subito Evandro Cara, cacciatore della storica compagnia Conch’e cane (è stata fondata nel 1971) ma anche cassiere e portavoce della riserva autogestita in su cumonale ai piedi del Montalbo. «Ecco perché siamo pronti a fermare la caccia alla pernice, per un anno o anche di più, se necessario» annuncia. È sempre più raro, infatti, vedere al pascolo o nei cieli della Baronia Alectoris barbara (la pernice sarda, sa perdighe). Evidentemente il numero di famiglie dell’esemplare va sempre più assottigliandosi. «E noi cacciatori vogliamo tutelare la specie» sentenzia il portavoce dei cacciatori lodeini. Sei le compagnie che si ritrovano nell’autogestita, più altre due, per un totale di circa 120 doppiette attive in paese.
Pronti tutti, i cacciatori di Lodè, a vigilare sulle campagne attorno all’abitato. Scongiurato il pericolo dell’apertura infrasettimanale della caccia grossa, le doppiette assicurano che terranno gli occhi ben aperti contro qualsiasi tipo di incursione politica nella tradizione de sos catziatores. «Un’usanza antica che non può essere omologata per imposizione dall’alto, così come vogliono l’Europa e la corsa alla globalizzazione» va avanti Cara. «La caccia al cinghiale ha per noi lo stesso significato della tradizione della corrida in Spagna» paragona. «Il calendario venatorio non può essere pensato per i ricchi che hanno voglia e denaro per divertirsi il giovedì, quando invece è la domenica il giorno sacro della caccia». Con un rituale che affonda le proprie radici nella notte dei tempi. Il venerdì, per esempio, è il giorno giusto per “urminare”, seguire le tracce dei cinghiali da scovare poi due giorni dopo. «Ma è chiaro che in Regione sono necessari scambi di favore... altrimenti non si spiega il tentativo di aprire la caccia grossa anche il giovedì. E non vengano a dirci – rincara i toni Evandro Cara – che c’è una presenza massiccia di cinghiali! Ci spieghino, invece, come mai le associazioni ambientaliste non hanno detto una parola su questo caso? Clamoroso. Fortuna che ci siamo noi cacciatori a tutelare il nostro ambiente, ne abbiamo tutto l’interesse perché lo viviamo ogni giorno. Non siamo corsari che vengono qui a caccia e se ne vanno così come sono arrivati».
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