Oliena, il ritorno dell’agricoltura
L’amministrazione comunale pronta al rilancio delle antiche coltivazioni
OLIENA. L’amministrazione chiama a raccolta il mondo dell’agricoltura. L’assessore Valentino Carta convocherà nei prossimi giorni i produttori di mandorle. E’ stato già messo in cantiere, infatti, un incontro studiato in collaborazione con gli esperti dell’agenzia Laore. L’obiettivo è far crescere nuovamente l’interesse della comunità nei confronti di colture che con il tempo rischiano di finire nel dimenticatoio. Colture importanti, redditizie, sulle quali per decenni si è retta l’economia del paese. «Cogliamo con grande favore l’appello lanciato dai giovani rappresentanti della società Hivu, che commerciano mandorle di qualità – sottolinea Valentino Carta –. Una realtà alla quale guardiamo con grande incoraggiamento, plaudendo e promuovendo l’inventiva di due ragazzi che hanno avuto il coraggio di investire su un’idea originale, che ha tutte le potenzialità per produrre risultati interessanti. È un ritorno al passato, ma con un’accezione positiva, a quando i nostri genitori e i nostri nonni trovavano sostentamento dalla terra. Svariate generazioni di nostri concittadini hanno studiato grazie ai proventi della campagna». Una ricetta, insomma, che può nuovamente funzionare, ovviamente apportando le migliorie e li ammodernamenti necessari, aprendosi a prospettive di crescita, metodi e sistemi, in parte mutati ma che non vogliono perdere di vista il valore irrinunciabile della produzione biologica, non trattata.
«Una ricetta, che esprime ancor di più la sua validità in un periodo di forte crisi – fa notare il sindaco Martino Salis – durante il quale assistiamo a un nuovo apprezzabile interesse nei confronti di mestieri e attività, che sembravano non trovare più gradimento soprattutto da parte dei più giovani».
In altre parole, il progetto ambizioso, che è allo studio del comune di Oliena, è quello di creare una fondazione, che abbia fra le sue finalità quella di valorizzare le radici storiche del paese barbaricino, ripartendo dalle colture abbandonate, da quel patrimonio ricchissimo di piante e sementi, delle quali si è persa traccia o c’è il rischio che vada a scomparire progressivamente. Un ente, che unisca pubblico e privato, insomma, e metta al centro una interessante attività di studio e ricerca, di promozione e valorizzazione, di rilancio e coordinamento. Un ente, che unisca le immagini canoniche del vino e dell’olio a un ricco paniere biologico, fatto di tanti esemplari e varietà, che non può certo essere lasciato cadere nel dimenticatoio e che può fare da volano per tante iniziative e progetti, realizzando numerosi possibili sviluppi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
