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Duplice delitto di Irgoli, nuovo giudizio

Duplice delitto di Irgoli, nuovo giudizio

L’Assise d’appello a Cagliari riapre il caso dopo l’annullamento con rinvio dell’ergastolo di Dessena

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NUORO. Si apre oggi a Cagliari un nuovo capitolo del lungo processo per il duplice omicidio dei fidanzati di Irgoli, Mario Mulas e Sara Cherchi, avvenuto il 3 settembre del 2008. La Cassazione il 10 gennaio scorso, mettendo in discussione l’intero quadro probatorio su cui per anni si è retto il processo a carico di Andrea Dessena, unico imputato condannato al carcere a vita, aveva annullato con rinvio la sentenza per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte d’assise d’Appello di Cagliari, appunto. Alla sentenza di condanna di secondo grado che aveva confermato per l’imputato la pena all’ergastolo, avevano proposto impugnazione sia il procuratore generale della Repubblica di Sassari sia l’imputato, per tramite del suo difensore, l’avvocato Rossi.

Secondo i giudici della Suprema Corte nel ricorso proposto dal Pg e dalla difesa “richiamati alcuni pertinenti arresti giurisprudenziali in merito al giudizio "dell’al di là di ogni ragionevole dubbio", si enumeravano una serie di circostanze idonee a sollevare dei non irragionevoli dubbi sull’effettiva compartecipazione del Dessena al duplice delitto, quali: la mancata sottoposizione dell’imputato all’accertamento tecnico dello stub; il mancato ritrovamento delle armi utilizzate per eseguire gli omicidi; il mancato approfondimento investigativo finalizzato alla ricerca di ulteriori specifiche causali, in relazione agli accertati contatti intrattenuti dal Mario Mulas con la “criminalità ogliastrina” ed all’indagine su di un traffico di droga che aveva coinvolto Serra Pierpaolo, vittima a sua volta di un agguato; il mancato collegamento investigativo tra i due fatti di sangue; la riferita coincidenza spazio-temporale (a un mese di distanza l’uno dall’altro). Secondo la Cassazione, in particolare i giudici di appello erano incorsi in un grave errore di tipo metodologico, in quanto avevano proceduto ad una analisi degli indizi muovendo dalla preliminare constatazione di una “imponente causale” a carico dell’imputato. “L’assenza di un’approfondita valutazione da parte dei giudici di appello di ulteriore e specifica causale dell’azione delittuosa – si leggeva nelle motiovazioni –, pure segnata dalla difesa, e per la presenza delle rilevate discrasie, impone invece una nuova disanima degli elementi indizianti, che ne escluda la valutabilità in senso alternativo o difforme». Oggi si riparte.

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