La Nuova Sardegna

Nuoro

Non aiutò il latitante il gup assolve l’orgolese Dessolis

di Valeria Gianoglio

Per il giudice del tribunale di Mantova “il fatto non sussiste” E la difesa adesso chiederà i danni per l’ingiusta detenzione

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NUORO. “Assolto perché il fatto non sussiste”: ci sono voluti due anni di inchiesta, l’avvio del processo, cinque giorni di carcere a Mantova e due mesi con l’obbligo di dimora a Orgosolo, ma alla fine, la giustizia ha stabilito che no, il 5 dicembre del 2013, Alessandro Dessolis, non doveva finire in una cella del carcere con l’accusa di “favoreggiamento personale” nei confronti dell’allora latitante Severino Satta.

E non ci doveva finire perché – come poi avrebbe stabilito pure un giudice accogliendo la tesi del suo avvocato di fiducia, Angelo Magliocchetti – il reato del quale era stato accusato non esisteva perché in quel periodo lo stato di latitanza di Severino Satta non era stato formalizzato e notificato con un apposito decreto che poi avrebbe dovuto essere allegato al fascicolo processuale. «Nel fascicolo manca la notifica di quell’atto», ha sostenuto, infatti, in questi giorni davanti al gup del tribunale di Mantova, l’avvocato di Dessolis, Magliocchetti.

Per poi aggiungere, subito dopo, che in ogni caso il suo assistito non aveva comunque commesso un “favoreggiamento personale” nei confronti dell’allora latitante di Lula, perché non aveva fatto nulla perché quest’ultimo evitasse il carcere e sfuggisse alla legge, ma nel momento nel quale era stato arrestato Dessolis stava semplicemente dormendo nello stesso casolare delle campagne mantovane dove c’erano anche altri due suoi corregionali, tra i quali Severino Satta. Ma non basta: quando era stato arrestato, come ha ricordato ancora il suo legale, era già entrata in vigore la norma che prevedeva il divieto di custodia cautelare in carcere nel caso di delitti puniti con una pena superiore ai cinque anni. E il “favoreggiamento personale” ne prevede al massimo quattro.

Gli argomenti avanzati dalla difesa di Dessolis, insomma, sono stati evidentemente così determinanti da convincere il gup del tribunale di Mantova ad assolvere il giovane orgolese dall’accusa di favoreggiamento personale “perché il fatto non sussiste”. Nessuno favoreggiamento, dunque, nessuna forma di aiuto nei confronti dell’allora uccel di bosco di Lula. Niente di niente: Dessolis, in carcere, non ci doveva proprio finire. Non doveva passare quelle cinque notti nel penitenziario di Mantova, né, dopo che la misura cautelare gli era stata commutata, avrebbe dovuto stare confinato a Orgosolo per due mesi, in base a un “obbligo di dimora” disposto dal giudice.

La difesa del giovane di Orgosolo, adesso, si prepara a chiedere i danni per l’ingiusta detenzione subìta da Dessolis, e per i due mesi di obbligo di dimora in paese.

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