Massimo Pittau, su babbu mannu de sa limba nugoresa
Linguista e glottologo, a 94 anni e mezzo il professore emerito pubblica il “Nuovo vocabolario della lingua sarda”
NUORO. «Su lapiseddu in buzaca l’apo semper». La mostra con ostentato orgoglio, su professore, quella matita a due punte consunta che, in tutti questi anni, è stata un metodo-guida infallibile nella raccolta sistematica di vocaboli e frasario nuorese, oggi immutati e sorprendentemente vivi nella sua ultima fatica. E la Nuoro che non dimentica i suoi eletti e il suo patrimonio, riunita venerdì 16 nell’auditorium della biblioteca Sebastiano Satta per la presentazione del “Nuovo vocabolario della lingua sarda. Fraseologico ed etimologico” (Domus de janas) di Massimo Pittau, quel “lapiseddu” – esposto come un trofeo – lo accoglie dapprima col sorriso, poi con sempre maggiore venerazione.
Simbolo di un percorso esemplare, iniziato con la folgorazione per la civiltà dei “nurachesos” in quel di Tanca Manna, quando – «galu pitzinneddu de chimb’annos» – si andava con la zia in cerca di erbe commestibili (tzicória e irmulatta), ed entrare in quel nuraghe oscuro e misterioso era una tentazione irresistibile. Poi la passione per le lingue, che esplode prorompente in quarta ginnasiale, e Pittau, a soli quattordici anni, conosceva già molto bene latino, greco e francese, e il paragone col sardo sorge quasi spontaneo.
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:nuoro:cronaca:1.12290211:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/nuoro/cronaca/2015/10/18/news/wagner-mio-grande-maestro-contrario-alla-limba-comuna-1.12290211]]
«Pensare che – commenta amareggiato, su esplicita domanda di Paolo Pillonca – oggi ci sono sedicenti linguisti, glottologi e filologi romanzi che, non solo non conoscono il greco, ma non hanno mai studiato neanche il latino, la lingua internazionale per eccellenza... ». Invece quei germogli del grande linguista e glottologo, studioso della lingua etrusca, della lingua sarda e protosarda, professore emerito dell’università di Sassari, sono tutti qui, all’ombra dell’Ortobene. E Massimo Pittau li ha fatti fruttare anche da studente fuori sede: dapprima a Torino, dove consegue la laurea in Lettere, poi a Cagliari, dove ottiene la seconda laurea, stavolta in Filosofia. Sempre con l’umiltà e la tenacia di chi ama e non dimentica i luoghi da dove proviene, unite a una immancabile ironia nuorese scolpita nel Dna: «Vi sembrerò giovanile, ma dovete sapere che ho 94 anni e mezzo».
Umiltà e ironia nuoresi che lo hanno aiutato anche quando, incoraggiato dal grande Max Leopold Wagner, partecipa al concorso per la libera docenza e lui, figlio di una semplice guardia comunale di Nuoro, inizialmente non viene premiato (terzo su tre concorrenti). «Ma dego so’ meda passentziósu, e non mi so’ mai arresu». E poi l’inseparabile lapis a due punte, che usava (e usa) per trascrivere, ovunque gli capiti, termini e frasario della parlata nuorese che gli suonano nuovi. Con la stessa curiosità e voglia di imparare dell’appassionato studente di quarta ginnasiale.
«Cussu faveddu nugoresu – ribadisce con forza – est tottu in custu bocabolàriu»! Senza mai dimenticare l’apporto di chi lo ha preceduto, Max Leopold Wagner in primis, ma anche tziu Luisi Farina, autore dell’altro bocabolàriu nuogoresu, e i poeti, ultimi baluardi per la salvezza del sardo, ai quali dedica il suo ultimo lavoro. Come Jubanne Piga, che omaggia Massimo Pittau, babbu mannu de sa limba nugoresa, fedele frequentatore estivo dei luoghi del cuore, su Monte, con l’immancabile «lapiseddu in buzaca».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
