Idea Motore, la serrata ora è definitiva
Svanisce ogni speranza di riavvio o riconversione degli impianti per la fabbrica che realizzava motori elettrici per lavatrici
NUORO. Finisce l’era dell’industria metalmeccanica nuorese. La fabbrica di motori elettrici per lavatrici Am Italia, ex Idea Motore, licenzia tutti e chiude i battenti: crolla anche l'ultimo barlume di speranza per gli operai rimasti. È finito tutto un lunedì nero di metà luglio, quando agli undici operai della fabbrica di Pratosardo, sopravvissuti alla mannaia del licenziamento, che dal 2008 ha messo in ginocchio decine di lavoratori della fabbrica nuorese, è stata comunicata la fine di ogni rapporto lavorativo e lo scioglimento della compagine societaria, Am Italia appunto, che fino a qualche mese fa ha mantenuto viva la produzione all'interno dello stabilimento, occupando i lavoratori in mobilità ex Idea Motore.
Da ottanta buste paghe al nulla, dunque. «Una settimana prima dei licenziamenti ci hanno comunicato l’imminente chiusura della fabbrica – spiegano amareggiate Maddalena Casula, segretario provinciale Fiom Cgil, e Margherita Tola, componente di segreteria, entrambe ex operaie Idea Motore –. Hanno detto che l’azienda era in difficoltà e che la compagine societaria aveva deciso di non proseguire. L’unica cosa che non riusciamo a capire è perché nel mese di maggio, durante un incontro in Provincia con i sindacati e le istituzioni, ci avevano rassicurati dicendo che la fabbrica sarebbe andata avanti con un progetto che avrebbe garantito l’attuale occupazione e, in futuro, quella di altri 40 ex operai, ripescati dai licenziamenti di Idea Motore».
Sorto nella zona industriale di Pratosardo, lo stabilimento di motori elettrici per lavatrici, avvia la produzione nel gennaio del 2001 assumendo circa venti dipendenti a tempo indeterminato, che in breve tempo diverranno ottanta. Il sogno industriale nuorese era tutto lì, in quel capannone che aveva dato lavoro a poco meno di un centinaio di persone, di cui il 70 per cento composto da personale femminile di diverse fasce d’età, in un territorio come quello barbaricino dove i tassi occupazionali del gentil sesso sono ridotti quasi all’osso.
Dal brillante esordio, con ritmi produttivi ai massimi livelli e tripli turni di lavoro per smaltire le numerose commesse, si arriva sino al fallimento del 2008, anno in cui si affaccia lo spettro dello crisi. «Un fulmine a ciel sereno – lo definiscono alcuni operai dello stabilimento – in un periodo in cui produceva tantissimo».
Pochi i sopravvissuti, all’epoca, con circa l’80 per cento dei lavoratori messi in cassa integrazione.
Ma quando tutto sembrava perduto, fece il suo ingresso nel capoluogo barbaricino la società con sede legale a Brescia Am Italia, che prende in affitto gli stabilimenti e i macchinari dell’azienda di Pratosardo, e assume a tempo indeterminato undici lavoratori. «Abbiamo incontrato il liquidatore qualche giorno fa, non ci ha dato nessuna speranza. Il territorio sta morendo, e così anche le possibilità di riqualificazione di questi ex lavoratori, con un’età media di 40 anni, per i quali reinserirsi è praticamente impossibile – commentano le sindacaliste Casula e Tola –. È stato bello parlare di Jobs Act e riqualificazioni, ma Renzi forse non ha pensato a territori depressi come il Nuorese, dove le fabbriche stanno chiudendo tutte. Pensiamo al futuro di queste persone che non avranno la possibilità di ricollocarsi e che a causa del decreto Poletti si ritroveranno senza ammortizzatori sociali».
«Chiediamo un confronto con la Regione Sardegna – concludono le due sindacaliste della Cgil – per capire che tipo di sviluppo può esserci e che cosa si vuole fare di questi lavoratori. La speranza è trovare una nuova compagine societaria, imprenditori seri che abbiano la volontà di investire qui. Magari qualcosa di diverso dal Piano di rilancio del Nuorese».
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