La Nuova Sardegna

Nuoro

Sindaci pronti a marciare su Cagliari

di Tito Giuseppe Tola
Sindaci pronti a marciare su Cagliari

Macomer, chiedono alla Regione segnali chiari sulla volontà di attuare l’accordo già firmato sugli ex tessili

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MACOMER. I sindaci del centro Sardegna pronti a marciare su Cagliari e a dimettersi in massa nella sede della Regione se dalla Giunta regionale non arriveranno segnali chiari sulla volontà di attuare l’accordo, firmato dalla stessa Regione e dai sindacati ai primi di agosto, che dovrebbe dare risposta all’emergenza degli ex tessili che hanno perso gli ammortizzatori sociali. Lo annunciano in una lettera inviata al presidente della Giunta Francesco Pigliaru, all’assessore al Lavoro Virginia Mura e al prefetto di Nuoro Giovanni Meloni. I risultati dell’accordo ancora non si vedono e i sindaci dei comuni del Marghine (manca Borore perché dopo le dimissioni di Tore Ghisu c’è il commissario che non assume iniziative di tipo politico) e quello di Ottana, dove sono finiti per strada i tessili della Legler, manifestano una forte preoccupazione per la situazione di stallo che si è creata mentre le cose precipitano.

Nelle lettera inviata a Pigliaru, all’assessore al lavoro e al Prefetto spiegano che hanno «dato fondo a ogni intervento di welfare» e dicono chiaramente che i comuni che amministrano ormai non sono più in grado «di sostenere la crescente tensione sociale» e agli stessi non può essere richiesto nessun altro sforzo economico perché si è già raschiato il fondo del barile e i bilanci degli enti sono ridotti all’osso dai tagli ai trasferimenti e dalla crisi. La paura è che la situazione insostenibile che si è venuta a creare, con centinaia di lavoratori che non sono più in grado di garantire il sostentamento delle famiglie, possa degenerare con conseguenze anche sull’ordine pubblico. Chiedono perciò risposte alla Regione e «in assenza di segnali chiari, marceranno verso Cagliari e consegneranno le fasce tricolori».

La minaccia è diversa da quella annacquata e poco credibile che i sindaci ventilarono in piena crisi Legler nel 2006. Rimasero tutti inchiodati alla poltrona, ma allora c’erano gli ammortizzatori sociali, mentre oggi gli scenari sono diversi e all’orizzonte si addensano tensioni alimentate da una situazione di insicurezza economica che finora non ha trovato risposta. La lettera dei sindaci di Ottana e dei comuni del Marghine fa seguito a un incontro con gli ex lavoratori del settore tessile tenuto nei giorni scorsi. I sindaci «sollecitano il rispetto dell’accordo siglato il 7 agosto scorso, tra la Regione e le organizzazioni sindacali» e richiamano l’attenzione sui «412 lavoratori che hanno cessato di percepire gli ammortizzatori sociali nel 2014 e nel 1° semestre 2015» i quali «meritano una risposta immediata, perché non possono continuare a rimanere senza alcun aiuto per sé e le loro famiglie».

Chiedono quindi che i cantieri verdi siano confermati, potenziati ed estesi ai lavoratori della “vertenza tessili” anche mentre sono in pubblicazione i bandi per altre misure come Flexicurity e Welfare to work 2, «misure – scrivono non sufficienti e in forte ritardo».

Gli amministratori degli undici comuni sono pronti per predisporre progetti riguardanti il rischio idrogeologico, prevenzione incendi e di discariche abusive e propongono di estenderli agli altri comuni interessati e direttamente coinvolti nella ricollocazione dei lavoratori ex tessili, di cui 412 sono già fuori dagli ammortizzatori sociali e altri 200 li perderanno entro la fine dell’anno. Il loro numero crescerà ancora nel 2016. Da qui l’allarme e la preoccupazione che inducono i sindaci a minacciare le dimissioni.

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