La Nuova Sardegna

Nuoro

Massaggi a luci rosse, scattano i sigilli

di Tiziana Simula
Massaggi a luci rosse, scattano i sigilli

Blitz della polizia nel centro benessere orientale di viale Sardegna: sequestrati i locali e denunciati sette cinesi

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NUORO. La parola d’ordine era “fare massaggi”, ma nel centro benessere orientale di viale Sardegna si andava ben oltre i tradizionali trattamenti rilassanti pubblicizzati. Anzi, le sei giovani cinesi che lì lavoravano, raramente praticavano ai loro clienti soltanto massaggi. È quanto ha scoperto dopo oltre un anno di indagini, la polizia. Che ha smascherato un fiorente giro di prostituzione, mettendo i sigilli al centro massaggi a luci rosse e denunciando in stato di libertà sette cittadini cinesi per sfruttamento della prostituzione e riciclaggio. Oltre 200mila euro all’anno, il giro d’affari accertato dagli uomini della seconda sezione della mobile nuorese. Che, su disposizione del gip, hanno sequestrato anche cinque conti correnti bancari e tre conti correnti postali intestati agli indagati, dopo aver passato al setaccio centinaia di movimenti bancari e postali e operazioni su carte di credito ricaricabili. La polizia ha accertato che tutti gli incassi del centro massaggi transitavano sui conti intestati ai sette sfruttatori cinesi, che poi trasferivano parte del denaro in Cina.

I sigilli. La notizia dei sigilli all’attività di viale Sardegna non ha colto di sorpresa più di tanto i nuoresi, piuttosto ha confermato le indiscrezioni che da tempo giravano in città sulle particolari prestazioni fornite nel centro benessere. Con quel continuo vai e vieni di professionisti, impiegati, anziani, padri di famiglia e perfino studenti. Erano decine i clienti, secondo quanto emerso dalle indagini, a ricorrere ogni giorno agli speciali trattamenti delle sei massaggiatrici. Clienti che nel corso dell’attività d’ indagine – coordinata dal pm Giorgio Bocciarelli – sono stati pedinati, fotografati e ripresi dalle telecamere nascoste dagli investigatori all’interno del locale. Decine di ore di filmati e foto sull’attività che si svolgeva nel centro a luci rosse.

Il blitz. Il blitz è scattato ieri mattina. Gli uomini della squadra mobile di Nuoro, diretta dal vice questore aggiunto Fabrizio Mustaro, hanno messo sotto sequestro il centro massaggi ed eseguito nove perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, in esecuzione di un’ordinanza del gip di Nuoro, Mauro Pusceddu. Nei guai sono finiti sette cittadini cinesi residenti a Milano, Bari, Firenze, Reggio Emilia, Padova, Prato, Oristano e un italiano residente a Cuneo, tutti denunciati in stato di libertà con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e riciclaggio. I poliziotti hanno perquisito anche l’appartamento che gli sfruttatori avevano preso in affitto, a Nuoro, dove abitavano le massaggiatrici. In una scatola di cartone nascosta dietro ad un armadio, sono stati trovati oltre 36mila euro in contanti, in banconote da 20 e 50 euro. Perquisito anche un centro massaggi che si trova ad Oristano, gestito da uno dei cinesi indagati: qui, la polizia ha sequestrato oltre 2mila euro in contanti. Ma le perquisizioni hanno riguardato anche la sede di una società milanese che curava le inserzioni e la pubblicità su internet: i poliziotti hanno trovato e sequestrato, in un appartamento, un vero e proprio call-center, che riceveva le richieste dei clienti e curava gli inserimenti degli annunci a luci rosse sul web.

La parola d’ordine. Il centro offriva trattamenti rilassanti con olio, trattamenti nella vasca da bagno, massaggi cinesi, giapponesi, thailandesi e anche a quattro mani, così come si leggeva nella locandina affissa nella vetrata dell’attività. Ma chi voleva di più, doveva pronunciare la fatidica frase: «Fare massaggi». Era questa la parola d’ordine per incontrare le prostitute, 50-70 euro il costo di ogni prestazione. Gli incassi venivano quotidianamente versati nei vari conti. Le donne sfruttate cambiavano ogni due mesi, e arrivavano dalla penisola. Erano tutte giovanissime, 24, 25 anni. Vivevano in condizioni igienico sanitarie pessime. Lo stesso centro benessere è risultato privo di qualsiasi autorizzazione amministrativa e igienico-sanitaria.

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