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Nuoro

Le Province “svuotate”, il Nuorese dimenticato

Confronto alla Camera di commercio con l’assessore regionale Erriu Omar Chessa: «No a un’unica città metropolitana, così muore la Sardegna»

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NUORO. Tempi duri per i lavoratori delle Province. I soldi per i precari, per i lavoratori delle società in house e i dipendenti sono garantiti dalla Regione solo fino al 31 dicembre. Poi si vedrà. Anzi, la sorte dei precari è già segnata: dal 1° gennaio 2016 resteranno tutti a casa perché, come ha anticipato ieri al convegno organizzato dal Comune sulla riforma degli enti locali l’assessore Cristiano Erriu, «dal momento che tutte le province hanno sforato il patto di stabilità quei contratti non potranno essere rinnovati». La coperta è sempre più corta: la stessa sorte toccherà anche ai lavoratori delle società in house: «Ci saranno molti prepensionamenti perché il personale in quasi tutte le società è eccessivo». E regna confusione totale per quanto riguarda i dipendenti a tempo determinato. «Troveremo una soluzione, potranno essere riassorbiti negli uffici regionali o nei nuovi enti intermedi, le Unioni dei comuni». Si vedrà, l’unica cosa certa è che per tutti lo stipendio è garantito fino al prossimo 31 dicembre. Poi saranno in tanti a perdere il lavoro.

«È un dramma – ha detto accorata una dipendente della Provincia, ingegnere– La riforma non fa alcun riferimento alla riorganizzazione del personale. Basta parlare di città metropolitane qui ci sono famiglie che attendono risposte». È questo il vero banco di prova del disegno di legge sulla riforma degli enti locali all’esame del Consiglio regionale da qualche settimana. L’obiettivo è quello di chiudere l’era delle province, con l’istituzione delle Unioni dei Comuni e la città metropolitana di Cagliari. Un riordino istituzionale che comporterà inevitabilmente anche la perdita di molti posti di lavoro. Non solo. C’è un rischio in più per il Nuorese. Diventare la periferia della Sardegna. «Questa riforma è sbilanciata – ha detto Omar Chessa, costituzionalista – Istituire un’unica città metrolipolitana a Cagliari vuol dire concentrare tutte le risorse nel territorio più forte. Bisognerebbe invece istituire almeno due o tre città metropilitane come ha fatto la Sicilia perché solo in questo modo si evitano squilibri tra i diversi territori. Sarebbe come dare una Ferrari a Cagliari e lasciare a piedi tutti gli altri territori. È inaccettabile». Anche il senatore Roberto Capelli (l’unico politico nuorese presente al convegno)teme che con la riforma i territori più deboli come il Nuorese saranno quelli che soffriranno di più. «Invece di parlare degli assetti istituzionali, sarebbe meglio pensare alla riorganizzazione dei servizi : da Cagliari a Nuoro non c’è un treno, è questo il vero problema». (g.z.)

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