Intercettazioni, ecco le accuse alla coppia
Tutti i movimenti di Nico Piras e Alice Flore: avrebbero pianificato il delitto intorno alle 4 del mattino del 25 gennaio
LULA. «Stanotte ero a casa da solo con mia moglie e mio figlio». Il racconto di Nico Piras il giovane di Lula arrestato due giorni fa insieme alla moglie per l’omicidio del fratello Angelo Maria, avvenuto nelle campagne del paese il 25 gennaio scorso, è iniziato così a qualche ora dal delitto, quando è stato chiamato in caserma per essere interrogato. Ovviamente né Nico, né la moglie Alice Flore potevano immaginare di essere sottoposti ad intercettati telefoniche e ambientali. I loro movimenti erano da tempo monitorati, perciò per gli inquirenti era stato possibile confrontare le dichiarazioni con ciò che emergeva dai tabulati e dai riferimenti del Gps che ne registrava i movimenti.
Dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Claudio Cozzella, su richiesta della Procura della Repubblica di Nuoro, emergono gravi indizi di colpevolezza a carico della coppia che oggi comparirà davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia, assistita dai difensori: gli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi. Dissidi familiari che emergono chiaramente dalle conversazioni tra i soggetti sottoposti alla misura cautelare e le persone che ruotano attorno a loro. Disprezzo, ostilità da parte della moglie di Nico nei confronti del cognato, ma anche da parte della sorella dell’ucciso che, nell’apprendere del violento litigio tra i suoi fratelli il giorno prima del delitto, sottolinea come mai ancora il minore non abbia fatto a pezzi Angelo Maria. Alice Flore dice alla cognata: “Cussu casticatu a traittoria ke l’este essitu” (Quel matto gli è apparso a tradimento) e Franca Pira: “Ma poite non lou aket a cantos” (Ma perchè non lo fa a pezzi).
Il movente. Ma è nel corso dell’interrogatorio che secondo l’accusa, Nico Piras fornisce il movente dell’omicidio. Dopo esser stato aggredito, il giorno prima e ferito al capo dal fratello maggiore, l’indagato dice agli inquirenti di essere riuscito a parlare con lui: «In qualche modo smise di percuotermi e incominciammo a parlare – si legge nell’ordinanza – La lite era nata perché mio fratello mi chiedeva che gli consegnassi una ruspa che era stata oggetto del contendere anche tempo prima. Io gli dissi che sarei stato anche disposto a consegnargliela se avesse restituito a me e a mio zio delle attrezzature ed infissi di valore sottratti nel 2011 da un agriturismo di nostra proprietà. Si tratta in primo luogo di una cucina e di altri oggetti che valgono circa 30mila euro e che io avevo saputo essere stati sottratti proprio da mio fratello». Nel corso della deposizione Nico Piras parla anche dei movimenti successivi al violento litigio con il fratello. «Giunta mia moglie sul posto, mi sono lavato con l’acqua da lei portata e abbiamo fatto rientro a casa, io con il trattore e lei con l’auto. Dopo un po’ è arrivato mio suocero che mi ha medicato... Mi sono allontanato da casa solo alle 19,30 perchè insieme a mia moglie siamo andati a Bitti in farmacia per comprare l’Aulin... Sono uscito dalla mia abitazione solamente alle 8 di stamattina in quanto dovevo prendere della legna. Poi mi sono rimesso a letto».
Le contraddizioni. La versione di Nico Piras, confermata anche dalla moglie Alice Flore, per l’accusa stride però con le risultanze dell’attività tecnica di intercettazione. «Contrariamente a quanto dichiarato nel corso del suo interrogatorio, Nico Piras – si legge nell’ordinanza – si è allontanato dalla sua abitazione nelle prime ore del mattino del 25 gennaio 2015 in orario perfettamente compatibile con l’omicidio del fratello Angelo Maria, per fare rientro in casa subito dopo. Dalle registrazioni ambientali sull’automobile dei coniugi parcheggiata all’interno del cortile, risulta infatti che durante la notte, e in particolare nelle prime ore del mattino, Nico Pira, lungi dal rimanere tutta la notte a casa e a letto, ne è uscito dalle 4.41.56. Sino alle ore 4.47, in compagnia della moglie Alice Flore si è trattenuto nel cortile, e dopo tale orario si è allontanato per poi ritornare nella propria abitazione alle 7.45. Alle 4.41 – si legge ancora – dalle intercettazioni si sente la voce di Nico Piras che dice: “... sos guantes...seiti, muta” (...i guanti... siediti, stati zitta... riferito al cane). Quindi – scrive il gip – l’indagato a quell’ora non solo era sveglio, ma era al di fuori della sua abitazione. Ulteriore dimostrazione che i coniugi Piras-Flore, a differenza di quello che hanno dichiarato in sede di interrogatorio, a quell’ora erano svegli e si trovavano fuori dalla loro abitazione, è data dai dialoghi delle 4.45, quando Nico Piras aiutato dalla moglie Alice Flore si sta preparando per uscire di casa. “Su maglione ti picas” (Il maglione ti porti) chiede la donna. E lui: “Ite est?” (Cos'è?)... Poi sempre lei: “Preparatinde battoro, no siet corcatu in cue” (preparatene quattro non stia dormendo lì). Per l’accusa Flore si sta riferendo proprio a 4 cartucce caricate a pallettoni che poi Nico Piras caricherà in auto. Alle ore 4.47 si sente un rumore riconducibile a quello relativo all’inserimento delle cartucce nel serbatoio di un fucile. Qualche secondo dopo si sente un rumore che pare essere quello della chiusura lampo tirata su. Questa circostanza, unita ai passi che si sentono subito dopo, permette di ritenere che proprio in quel momento Nico Piras si allontana dalla propria abitazione, armato di fucile, e si dirige sul luogo designato per il compimento della sua vendetta. Solo alle 07.45 si sente nuovamente il cane abbaiare e ancora il cigolio della porta con il relativo rumore di apertura/chiusura prodotto dalla serratura».
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