I pilotis di via Pertini, ventisei anni di incuria
Tremila metri quadri su due piani costruiti sotto le case popolari e mai utilizzati Appartengono al Comune, ma nessuna giunta è riuscita a risolvere il problema
NUORO. «Vergogna, indecenza». Non usano altri termini gli abitanti delle case popolari di via Pertini per definire lo stato di abbandono e degrado in cui da oltre vent’anni versano i pilotis sottostanti le palazzine. Due piani di oltre tremila metri quadri di proprietà del Comune. Un piccolo tratto di strada che sembra altro dalla città. Un’isola in cui nessuno vorrebbe abitare. Tanti i progetti proposti dalle varie amministrazioni sulla possibile destinazione d’uso dei locali, tutti poi rimasti fermi. Non come i rifiuti al loro interno: quelli sono aumentati. L’ultima ipotesi (rispolverata di recente ma su cui già in passato si era discusso) è quella di trasferire lì il comando dei vigili urbani, ora ospitato in affitto in una palazzina in via Lamarmora. Ma le 68 famiglie che abitano le cinque palazzine non vogliono più sentire promesse e urlano il loro disagio chiedendo, quantomeno, che l’area venga messa in sicurezza.
«Area sorvegliata». Per loro la misura è colma, tanto che qualcuno aspetta solo l’occasione per poter andare ad abitare altrove. «Se me lo potessi permettere, lo avrei già fatto da un pezzo», dice Teresa Vargiu, una delle “pioniere” di via Pertini. «Abito qui da 26 anni – continua – e da subito siamo stati abbandonati a noi stessi». All’interno dei pilotis si trova di tutto. Copertoni di auto (tanti), televisori, sacchi di immondizia, ogni sorta di rifiuto speciale. “Attenzione. Area videosorvegliata”, recita un cartello inchiodato al muro esterno. Nelle intenzioni dovrebbe essere un deterrente, ma che le telecamere non siano mai state installate lo sanno tutti. L’ambiente umido e malsano fa sì che topi e zanzare regnino incontrastati. Lo spazio esterno potrebbe essere utilizzato dai bambini come area di gioco, magari per tenerli lontani qualche ora dallo schermo del computer o del telefonino. Potrebbe, se non ci fossero pozzetti scoperti, cocci di vetro sparsi ovunque, auto abbandonate e altri pericoli. «I bimbi preferiamo tenerli a casa», dice una mamma mentre fa rientro con la figlioletta di pochi anni ben stretta tra le braccia.
Una situazione incresciosa, resa ancor più tale dal fatto che basta attraversare la strada e ci si ritrova in quello che è diventato il nuovo polo commerciale della città. Una zona molto frequentata dove inoltre sono stati trasferiti alcuni uffici regionali. Particolare, quest’ultimo, ulteriore motivo di rimostranza da parte degli abitanti. «Perché – chiedono - la Regione ha preso in affitto dei locali da un privato e non ha pensato di chiedere i pilotis al Comune? Se anche avesse dovuto pagare, tanto valeva dare quei soldi a un’altra amministrazione pubblica che almeno li avrebbe potuti utilizzare per noi cittadini». Fattibile o meno, non è dato sapere.
Accanto ai pompieri. Di certo, di fattibile c’è la messa in sicurezza di un’area che poteva essere un piccolo paradiso per famiglie e invece è diventato un inferno di immondizia. E a rendere ancora più paradossale la situazione, è che le palazzine si trovano a un centinaio di metri dal comando dei vigili del fuoco. Una vicinanza che se appare una contraddizione per la situazione non normale di pericolo costante, nello stesso tempo si è rivelata una vera fortuna, perché non sono affatto rari gli incendi che negli ultimi anni sono divampati nei locali. E quasi mai accidentalmente. «Appena qualche giorno fa – racconta un condomino – qualcuno ha prima accumulato dei materassi e poi gli ha dato fuoco». Guai a parlargli dei possibili responsabili quali abitanti dei palazzi stessi. «Che motivo avremmo di farci una discarica sotto casa nostra?», dicono. «Ormai – aggiungono - qui vengono da fuori per gettare di tutto. Arrivano con il furgone, scaricano i rifiuti e se ne vanno». Di addetti comunali, secondo quanto denunciano, neanche l’ombra. «L’ultimo intervento – spiegano – è stato per sistemare un muretto che stava crollando a causa di un albero. Hanno pensato bene di tagliare l’albero, che era lì da sempre, transennare il marciapiede e lasciare tutto così».
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