La Nuova Sardegna

Nuoro

Carta: «Oloè, prima la pulizia degli alvei»

di Nino Muggianu
Carta: «Oloè, prima la pulizia degli alvei»

Il sindaco di Dorgali spazza via le voci circa una ipotesi di sollevamento del ponte crollato

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DORGALI. A due anni dal crollo, si riparla del ponte di Oloè.«L’ipotesi di ricerca di finanziamenti per ricostruire, più alto, il ponte il ponte di Oloè lungo la provinciale che da Oliena porta verso Dorgali? Una sciocchezza» Non cerca giri di parole il consigliere regionale e sindaco di Dorgali Angelo Carta per commentare la voce che sta girando su un’eventuale opera di ricostruzione del tristemente famoso ponte, diventato il simbolo dell’alluvione del 18 novembre 2013, dove trovò la morte l’agente di Polizia Luca Tanzi. Un ponte più alto per permettere lo scorrimento di una quantità maggiore di acqua del fiume Cedrino.

«Prima di sollevare il ponte, che sia Oloè o altri - aggiunge Carta- è necessario pulire gli alvei dei fiumi. Tutti i ponti che durante l’alluvione sono crollati, non sono venuti giù loro ma sono crollate le spalle. Essendo sporco l’alveo, l’acqua non passa dove dovrebbe ma esonda e cerca spazi ai lati portando via il materiale di supporto al ponte e inevitabilmente creando instabilità allo stesso che in alcune parti crolla per l’azione dell’acqua. Quindi cercare fondi per sollevare il ponte di Oloè mi sembra fuori luogo» . Meglio insomma, per il sindaco di Dorgali, cercare fondi per la prevenzione con una attenta pulizia del letto dei fiumi sempre pi intasati da alberi e piante. Proprio nel ponte di Oloè, i pastori che hanno le aziende confinanti col fiume Cedrino, prima che succedesse la disgrazia, a più riprese avevano chiesto la possibilità di pulire l’alveo. «Perché avevano – aggiunge Carta – e non è che ci volesse uno scienziato visto che la situazione era sotto gli occhi di tutti, intravisto la pericolosità. Alberi e piante che con le piene e l’arrivo di rami formavano delle vere e proprie dighe che inevitabilmente deviavano il corso dell’acqua. Pastori che erano disposti a fare il lavoro gratis, magari portandosi via la legna. Permesso sempre negato. Apriti cielo. Guai a toccare, in quelle piante dove fanno il nido chissà quante e quali specie di uccelli o altri animali. Con tutto il rispetto per le specie della fauna che avrebbero potuto cercare altri spazi per nidificare o stabilire il loro habitat, forse sarebbe più importante salvaguardare le opere pubbliche e soprattutto la vita delle persone. In fase di ricostruzione del ponte di Oloè era poi venuto fuori (Genio Civile di Nuoro) che lo stesso a suo tempo, doveva essere costruito non cosi com’è ma a una quota superiore assolutamente tranquilla rispetto ai possibili ipotetici livelli che potrebbe raggiungere l’acqua in caso di piene straordinarie.

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