Il sardo riparte dall’università Corsi in limba nelle varie facoltà
Proposta di Corràine durante il confronto internazionale sulle traduzioni del “Piccolo principe” «Nuoro e il suo ateneo devono tornare a quella stagione feconda in cui erano centro di riferimento»
NUORO. Le lingue nazionali e/o di minoranza sono «prendas». Gioielli da difendere e salvaguardare, anche come straordinari veicoli di comunicazione e dialogo, contro i tentativi di esclusione e sopraffazione che generano conflitti. Un messaggio su cui Diegu Corràine, presidente della Sotziedade pro sa limba sarda, ha fortemente insistito durante il convegno dedicato al tema della traduzione di opere letterarie in lingue nazionali o minoritarie, che si è svolto nell’aula magna del Consorzio universitario, in via Salaris.
Un luogo simbolico, quello dell’università nuorese, che Corràine conosce molto bene per avervi collaborato, in passato, quale promotore di iniziative importanti: master (come quello in Traduzione e comunicazione in lingua sarda), seminari di socio-linguistica, lessicografia ecc. Spesso realizzati con la partnership dell’Università autonoma di Barcellona e «l’assenza incomprensibile delle università sarde, pure contattate, ma completamente sorde al tema, se si escludono le cattedre di linguistica sarda, dove la lingua dell’isola è più oggetto di studio, come il latino o qualunque lingua morta». L’ammiccamento al commissario del Consorzio universitario nuorese, Fabrizio Mureddu, è una conseguenza inevitabile: «Spero che il convegno di oggi sia soltanto il primo passo per una ripresa di quella stagione feconda, che – con una gestione più lungimirante – avrebbe contribuito a fare di Nuoro un centro di riferimento». Magari cominciando a proporre un corso di 20 o 25 ore di sardo nei corsi gemmati, già presenti in città (infermieristica, scienze forestali e ambientali ecc.). E come primo passo Diegu Corràine sceglie il tema della traduzione, perché la letteratura e la scrittura possono fare molto per queste «prendas». Gli esempi, per restare al sardo, non mancano: la stessa traduzione della Bibbia è stata uno strumento formidabile. Ma è “Le petit prince” di Antoine de Saint-Exupéry, lo spartiacque di questa nuova stagione che, si spera, riprenda più rigogliosa di prima. A cominciare dalle traduzioni, fresche di stampa, in limba sarda comuna (Su printzipeddu), algherese (Lo petit princip) e tabarchino (U principe picin), tutte edite dalla Papiros di Nuoro. L’edizione in maltese è già arrivata alla terza ristampa, mentre altre, annuncia Corràine, ne seguiranno: in franco-provenzale, ma anche nelle varianti dialettali del sardo, perché «le grandi lingue non temono i loro dialetti, anzi se ne alimentano». E la traduzione è uno degli strumenti più potenti nelle loro mani. Sono intervenuti Anthony Aquilina, professore dell’Università di Malta, Carla Valentino, vicepresidente dell’Òmnium Cultural de L’Alguer/S’Alighera, Margherita Crasto e Maria Carla Siciliano, maestre di Carloforte, e Alessandra Corda, che ha curato la traduzione nella variante gallurese (Lu principeddhu).
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