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Peste suina, compagnie di caccia in rivolta

di Bernardo Asproni
Peste suina, compagnie di caccia in rivolta

ORUNE. I soci dell’autogestita Santa Lulla, in assemblea per discutere le regole da adottare nell’annata di caccia grossa 2015-16, esprimono «disappunto e sconcerto per la perentorietà e drasticità...

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ORUNE. I soci dell’autogestita Santa Lulla, in assemblea per discutere le regole da adottare nell’annata di caccia grossa 2015-16, esprimono «disappunto e sconcerto per la perentorietà e drasticità imposte dalla Regione in merito alla lotta alla peste suina. E pensano di far sentire la propria voce di protesta insieme a tutte le autogestite e a tutte le compagnie di caccia libere in una manifestazione a Cagliari, davanti alla Regione, il 21 novembre. Nel documento, a firma del presidente Pasquale Mastino, si condanna «l’inopportuno tentativo di scaricare, ancora una volta, responsabilità e competenze di altri organi preposti, sulle spalle dei cacciatori. Stante che il nostro territorio è cronicamente coinvolto per quanto riguarda questa epidemia, non si è mai sottolineato l’impegno della nostra categoria nel collaborare con Asl e Corpo Forestale per monitorare e controllare il territorio. A nulla sono valse le diverse segnalazioni di suini lasciati liberi di pascolare senza verifiche o analisi. Le autorità militari e non, responsabili del controllo del territorio, quando vedono questi animali liberi non intervengono in nessun modo. Vorremmo capire se queste competenze dobbiamo assolverle noi – prosegue il documento –. I cacciatori sono considerati, secondo la determinazione 7, non possibili attori alla lotta e contrasto alla peste suina, ma possibili vettori, se non addirittura responsabili del diffondersi di questo fenomeno». I cacciatori si sentono caricati all’improvviso «di un fardello oneroso, oltremodo impercorribile, che non ci permette di esercitare uno sport già oneroso di per sè». Il presidente rimarca poi gli obblighi previsti: «I capi caccia o presidenti delle autogestite devono seguire un corso presso Laore, dobbiamo dotarci di fosse asseticche e celle frigo, non possiamo trasportare le carni e abbiamo l’obbligo di distruggere nelle aziende specializzate (con relativi costi) interiora e resti della macellazione, non possiamo in altre compagnie di caccia e abbiamo l’obbligo di indicare, con le coordinate GPS,il luogo di abbattimento e quelle del luogo di macellazione. E altro ancora. Tutto questo entro il 30 novembre. Da qui, la protesta in Regione.

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