La Nuova Sardegna

Nuoro

Omicidio colposo: un anno e 4 mesi

di Kety Sanna
Omicidio colposo: un anno e 4 mesi

Fine del processo per l’incidente in cui morì Roberto Muggittu Condanna per Davide Cardenia, il giovane che guidava l’auto

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NUORO. La sentenza è arrivata dopo un’ora di camera di consiglio. Alle 13:45 il giudice monocratico Mauro Pusceddu ha letto il dispositivo: condanna a un anno e quattro mesi con la sospensione condizionale della pena e il pagamento di una provvisionale di oltre 500mila euro per Davide Cardenia, il giovane che si trovava alla guida della Lancia Y che uscì fuori strada e in cui perse la vita Roberto Muggittu, il giovane di Mamoiada che morì proprio il giorno in cui compiva 19 anni.

Un’udienza carica di emotività quella di ieri nel corso della quale, attraverso la requisitoria del pubblico ministero Andrea Schirra e le arringhe degli avvocati di parte civile e della difesa, sono stati ripercorsi i momenti salienti dell’istruttoria dibattimentale.

Ma prima che venisse aperta la discussione l'imputato, accusato di omicidio colposo, ha chiesto di poter essere sentito. Ha raccontato tutti i momenti che hanno preceduto lo schianto, rivivendo davanti al giudice e alle parti, la drammatica mattina del 19 aprile del 2013 vicino a Oniferi.

L’imputato: «All’inizio della curva è sbucato un animale da destra verso sinistra. Ho cercato di schivarlo facendo una manovra improvvisa che poi ho cercato subito di correggere, riportando l’auto nella giusta direzione. Ma la vettura ha però iniziato a sgommare, finendo prima sul guard rail e poi fuori strada. Ci siamo ribaltati, mi sono ritrovato a testa in giù. Ricordo – ha aggiunto – che per tutto il viaggio non ho mai superato i 100 km orari. Io sono riuscito a scendere subito dalla macchina e mi sono preoccupato di accertare le condizioni dei miei amici. Ho cercato di svegliarli, perchè qualcuno ancora dormiva. Roberto Muggittu invece, era sveglio e cercava di uscire fuori. A quel punto sono corso in strada a chiedere aiuto. Subito dopo sono giunti i soccorsi. Tutti prima della partenza indossavamo le cinture di sicurezza».

L’accusa: La verità – ha sottolineato Schirra – è che la condotta di Cardenia non è stata prudente. La velocità limite nel punto in cui si è verificato l'incidente era “80” e se l'imputato avesse mantenuto un livello inferiore, gli esisti dell'incidente sarebbero potuti essere diversi. Erano tutti reduci da una notte di festa e le condizioni psicofisiche non era ottiminali. Perciò non potremo mai dire che se l'autista avesse tenuto una velocità più bassa l’incidente non sarebbe accaduto ma – ha rimarcato il pm _ potremo però dire che si sarebbe potuta evitare la morte. Chiedo quindi che Davide Cardenia venga condannato a una pena di tre anni e 9 mesi».

La parte civile: Richiesta condivisa anche dai legali di parte civile, gli avvocati Mario Intaglia e Francesco Pazzari che tutelavano gli interessi della famiglia della vittima che, richiamando i risultati delle perizie, hanno battuto molto sui limiti di velocità in quel tratto di strada volendo sottolineare, inoltre, la poca credibilità sulla presenza dell’animale, nonostante questo particolare sia stato da subito messo in risalto dall’imputato anche nelle ore immediatamente successive all’evento.

La difesa: L'avvocato Gianluigi Mastio, rivolgendosi al giudice e depositando una memoria difensiva, ha chiesto di poter rinnovare l’istruttoria dibattimentale con una nuova perizia che togliesse ogni dubbio sulla dinamica dell’incidente. Perché, per la difesa, non erano bastati tre consulenti per accertare con obiettività la dinamica dell’accaduto, causato anche dalla responsabilità dell'Anas, per lo stato in cui si trovavano le barriere spartitraffico al momento della tragedia. Poi richiamando la consulenza del pm, l’avvocato Mastio ha evidenziato come, nonostante abbia affermato che se il conducente dell’auto avesse rispettato il limite di velocità, le conseguenze sarebbero potute essere altre, non ha certo provato a ricostruirne la dinamica con quegli elementi. Anche per questo, secondo la difesa, la prova della responsabilità dell’imputato, viste le condizioni eccezionali che hanno portato alle conseguenze tragiche dell’incidente, non è stata accertata. «Ritengo questo accertamento necessario» ha detto, infatti, il legale.

A questa richiesta, ovviamente, si è opposto il pm che nel corso della sua requisitoria ha sottolineato come un’ulteriore perizia, non avrebbe fatto altro che complicare la situazione e, inoltre, non avrebbe portato nulla di nuovo.

Assoluzione dell’imputato per non aver commesso il fatto, è stata chiesta dall’avvocato Pietro Sanna, legale dell’assicurazione che, abbracciando la tesi della difesa, ha ritenuto che una nuova perizia sarebbe potuta servire a chiarire alcuni aspetti ancora da approfondire. A fine mattinata la sentenza.

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