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Nuoro

Orgosolo, il sindaco vuole rilanciare il comparto suinicolo

di Mattia Sanna
Orgosolo, il sindaco vuole rilanciare il comparto suinicolo

Il settore da anni si trova a fare i conti con la peste suina Deledda: «È un business dalle enormi potenzialità»

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ORGOSOLO. Il sindaco riunisce gli allevatori. Obiettivo: rilanciare il comparto suinicolo ed elaborare una proposta da recapitare all’indirizzo dell’assessore regionale alla sanità.

Da quarant’anni a questa parte il comparto deve ancora fare i conti con l’epidemia della peste suina, pagando, in caso di contagio, il carissimo prezzo del blocco degli allevamenti per diversi mesi. Una situazione, che giorno dopo giorno diventa sempre più difficile per le numerose aziende agricole presenti nel territorio orgolese. In cinque anni, il numero è cresciuto notevolmente, in molti hanno deciso, infatti, di regolarizzarsi e tanti sono intenzionati a farlo da qui a poco tempo.

Attualmente le stime ufficiali parlano di una cifra importante, che annovera ben centotrenta unità. Dati considerevoli, che descrivono un settore con delle enormi potenzialità, che ha tutte le prerogative necessarie per investire e andare oltre i confini dell’entroterra sardo e dell’intera isola.

«Il maialetto precotto, presente all’Expo milanese, ha varcato il mare, interrompendo limitazioni, in essere da diversi anni – spiega il sindaco di Orgosolo Dionigi Deledda – Tale deroga, dunque, riaccende le speranze di un settore, investito da una crisi preoccupante – ammette il primo cittadino – un settore, che come emerso nell’incontro di lunedì scorso, ha costruito un proprio progetto, orientato attorno a tre capisaldi: regolarizzare le differenti attività, aprendole ai controlli e ad un costante monitoraggio, commercializzare ed esportare il prodotto, rompendo un blocco protrattosi per troppo tempo e, infine, salvaguardare un modello tradizionale di allevamento, ancorato ad usi e metodi antichissimi, al pascolo brado e ad un’alimentazione sana. Basti pensare alle enormi distese di boschi e alle quantità di ghiandatico esistenti».

«Si vuole valorizzare, insomma, un modello di sviluppo, fondato sull’eccellenza, su cibi di nicchia. Una filiera corta di elevato livello qualitativo, che seppur nella totale sicurezza del consumatore e nel rispetto delle disposizioni sanitarie, non dimentica le nostre tradizioni – conclude Deledda – Perché – ironizza – a noi il porcetto piace cotto nella brace, allo spiedo».

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