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Le Acli alla Regione: «Un assessorato va trasferito in città»

Le Acli alla Regione: «Un assessorato va trasferito in città»

Il presidente provinciale Urru sulla riforma degli enti locali «È il momento di andare oltre le storiche inadempienze»

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NUORO. «È arrivato il momento di andare oltre, non fermarsi a considerazioni sui ritardi e le inadempienze». Salvatore Urru, presidente provinciale delle Acli, interviene nel dibattito sulla riforma regionale degli enti locali. «Andare oltre» ripete. Oltre le polemiche, sicuramente. È più «utile proporre alcuni spunti di riflessione, anche per sottrarsi dal continuo lamentio e dalla semplificazione degli slogan». Tanto per fare un piccolo elenco: «Al “ritiro dello Stato” (chiusura di uffici, presidi di sicurezza, scuole ecc….) la Regione per un riequilibrio territoriale si deve trasferire sul territorio (es. l’assessorato all’Ambiente a Nuoro, quello all’Agricoltura ad Oristano, la Cultura a Sassari quello del Lavoro ad Iglesias) applicando il principio della sussidiarietà». E poi: «La Regione deve trasferire alcune funzioni e consentire, ed accompagnare la trasformazione degli enti locali se no rischiano di essere imprigionati da modelli amministrativi superati ed arcaici»

Ancora: «La distinzione fra funzioni di amministrazione e funzioni di programmazione e indirizzo, non semplici enunciazioni, ma un modello da calare nel concreto. Creando un effettivo raccordo ed una vera partecipazione degli enti locali, altrimenti qualsiasi riforma si riduce ad una mera ridistribuzione di funzioni». «La politica – va avanti Urru – deve essere capace di superare la crisi di legittimazione del sistema istituzionale, una crisi che investe la Regione. Infatti se da un lato c’è un sovraccarico di attese, per il quale si tende a fare carico ad essa di tutte le istanze, dagli interventi di gestione alle grandi risposte di prospettiva. Dall’altro va crescendo un senso di sfiducia, di distanza e di assenza che porta diffidenza e rancore».

Il presidente provinciale delle Acli di Nuoro sottolinea come «emerge e si fa forte la necessità di una politica che detti regole e ridiventi un soggetto di giustizia sociale ed economica. Vi sono piccoli comuni la cui stessa esistenza è oggi messa a rischio da un progressivo depauperamento di servizi e di iniziative e dal declino demografico. E vi sono aree fortemente urbanizzate che vedono la loro identità a rischio. Sono forti le differenze di qualità della vita, di potenzialità, di strutture economiche ed amministrative. La distribuzione delle funzioni – dice ancora Salvatore Urru – non può prescindere dal problema delle risore: l’ottica dev’essere quella del riequilibrio e della coesione sociale fra le diverse realtà. Gli squilibri che si vanno accentuando fra i diversi territori della nostra isola portano con sé il rischio di una progressiva lacerazione, di un conflitto perenne fra le diverse aree. Si rischia una forte contrapposizione fra i territori e la Regione, se non si trova modo di comporre un progetto comune di interessi e aspettative. Il legislatore regionale – chiude Urru – non può chiedere una gestione associata di funzioni nell’immediato, per scelte errate sul territorio, e anche perché è mancata una politica regionale a favore dei territori per tantissimo tempo».

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