Ecco il primo centro per ragazzi autistici
Un gruppo di privati apre una residenza diurna pionieristica per la riabilitazione. Potrà ospitare fino a 50 giovani
NUORO. Se è vero che dall’autismo non si può guarire, è anche vero però che si può certamente migliorare. Con questo spirito nasce ai piedi del Monte Ortobene il primo centro diurno in Sardegna dedicato all’abilitazione e riabilitazione di persone con disturbo dello spettro autistico. E dopo anni di attese e rinvii, il paradiso di oltre 16 ettari immerso nelle verdi campagne della vallata di Marreri finalmente sarà realtà. O così sembra. Il Centro sarà in grado di ospitare fino a un massimo di 50 ragazzi autistici in età post-scolare e pre-scolare, offrendosi quindi come guida e aiuto per queste persone speciali mai completamente autonome, ma al tempo stesso sarà un sostegno per le famiglie che ogni giorno si trovano a dover affrontare mille difficoltà.
L’ambizioso progetto, frutto della preziosa sinergia tra la Fondazione Marreri onlus, l’Associazione nazionale genitori soggetti autistici, la Provincia di Nuoro e l’Istituto tecnico agrario con la collaborazione della Fondazione Sacra famiglia di Milano, sarà presentato alla città sabato mattina. «È tutto pronto – spiegano i promotori Tonino Ladu e Lorenzo Marratzu, presidente e vice presidente della Fondazione Marreri –. Noi potremo iniziare anche domani mattina, ma dobbiamo aspettare i necessari tempi burocratici della Regione per l’autorizzazione e l’accreditamento». La struttura di oltre mille metri quadri, arredata e completa di cucina attrezzata e sala mensa, mira ad una forte integrazione sociale dove la partecipazione attiva degli studenti dell’Istituto agrario, che attualmente usano la struttura per le lezioni sul campo, rappresenterà il vero punto di forza del progetto, unico nel suo genere nell’intero territorio isolano. Le giornate saranno scandite da numerose attività personalizzate, sia all’aperto che negli spazi interni, dove verranno allestiti i laboratori creativi e un’area dedicata alle attività sportive.
«Le mattinate saranno riservate ai ragazzi dai 18 anni in su, che hanno concluso il percorso scolastico, e che a causa della mancanza dei servizi assistenziali essenziali si ritrovano costretti a casa senza far niente – racconta Pina Rubanu, presidente associazione del genitori –. Dal pomeriggio invece le porte si spalancheranno a tutti gli altri, comprese le famiglie che verranno coinvolte a pieno titolo nel progetto educativo. Attualmente contiamo 25 famiglie iscritte più una trentina di soci sostenitori». La struttura costata un milione di euro alla Regione e 370 mila alla Provincia accoglierà giovani e meno giovani da tutto il territorio della Sardegna centrale, e sarà convenzionata con il sistema sanitario pubblico, permettendo quindi di scaricare oltre il settanta per cento dei costi assistenziali. Un sogno che si realizza anche grazie alla recente approvazione della legge nazionale, la n. 134 del 18 agosto 2015, in materia di diagnosi, cura e assistenza alle famiglie, e che apre un barlume di speranza in tutte quelle persone che finora hanno vissuto il dramma in completa solitudine.
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