La Nuova Sardegna

Nuoro

L’antica arte dei Mastros fa il pienone

di Tiziana Simula
L’antica arte dei Mastros fa il pienone

Migliaia di visitatori arrivati da tutta l’isola hanno preso d’assalto il centro e i rioni storici di San Pietro e Seuna

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NUORO. Il bel tempo non ha tradito le aspettative dei mastros in Nùgoro e anche l’ultimo giorno della tappa nuorese di “Autunno in Barbagia”, è stata coccolata dal sole, onorando al meglio e col pienone di visitatori, la tre giorni di manifestazione. Un sospiro di sollievo per artigiani, hobbisti e operatori commerciali che hanno messo in mostra le loro produzioni: saperi e sapori della tradizione che hanno attratto e incuriosito frotte di turisti arrivati di buon mattino da ogni parte dell’isola nel capoluogo barbaricino.

Da Santu Predu a Seuna, epicentro delle cortes, passando per il Corso Garibaldi che ha fatto come da cerniera tra i due rioni storici della città, è stato un’incessante vai e vieni di visitatori. Cartina in mano e tanta voglia di scoprire il cuore pulsante della città, si sono addentrati tra stradine e viottoli in pietra, scoprendo la maestria di decine di artigiani intenti nei loro lavori, i profumi e i sapori dei dolci e dei piatti tradizionali, la storia e la letteratura dell’Atene sarda raccontata attraverso i musei, dove grandissima è stata l’affluenza che in alcuni momenti della giornata ha fatto perfino registrare delle code agli ingressi. Un bilancio più che positivo, dunque, per gli espositori, sebbene tanto ancora si possa fare per migliorare qualitativamente l’evento di promozione turistica della bassa stagione che da anni scandisce l’autunno della città e dell’intera Barbagia.

Il piccolo laboratorio artigianale di dolci di Lina Mura, 78 anni, accoglie i visitatori alle porte di Seuna. Lei che da quarant’anni si dedica anima e corpo al suo lavoro, è tra quei “mastros” che fanno l’eccellenza delle cortes apertas a Nuoro. «Sta andando bene, sì. Per noi artigiani questo appuntamento è un’importante occasione – dice, mentre si destreggia tra amarettos, coricheddos, e pistiddu – Ma si potrebbe fare meglio: coinvolgere di più e in maniera diretta i mastros della città».

Passeggiando tra le viuzze di Santu Predu, l’antico rione dei pastori, ecco i lavori in ceramica di Laura Puggioni. “Sinzos” “segni” in sardo, è il marchio che ha dato ai suoi lavori. Una ceramica diversa dal solito, la sua, «più pittorica, disegnata – spiega a chi entra a curiosare nel suo laboratorio, in via Chironi, aperto da quattordici anni –. Cortes Apertas? È una buona occasione per far conoscere la nostra arte fuori dal territorio, ai tanti turisti che vengono in città per l’occasione. E poi, quest’anno c’è stato pure il sole a sostenere la manifestazione».

Quello dei mastros a Nuoro è un vasto mondo tutto da scoprire: difficile riuscire a farlo in un giorno solo. «Questo evento è diventato troppo dispersivo, mi metto nei panni del turista che deve andare da un rione all’altro: non fa in tempo a vedere tutto. Non riesce a godere appieno di ciò che offre – dice Riccardo Costa, mentre lavora nella sua selleria, in via Ferracciu, tra il profumo inconfondibile della pelle e del cuoio – Dovrebbe essere più circoscritta, magari anche con un’alternanza tra i due rioni, di anno in anno».

Tra le tanti produzioni locali, c’è spazio anche per le novità. Come la birra artigianale della birreria Zemyna proposta da Valentino Corsi, 43 anni, che insieme ad altri quattro soci, ieri, ha debuttato nella sua città con la birra Saulè. «Contenti di esordire in casa», sorride il birraio, davanti a un ottimo bicchiere di birra. La sua.

«Mi ha fatto molto piacere sentire i commenti positivi dei visitatori e degli espositori – dice l’assessore al Turismo e Attività produttive, Marcello Seddone – Se è andata bene è merito di chi ha aperto le case e le corti, delle associazioni culturali, degli studenti dell’Itc e di tutti quelli che ci hanno messo passione perché andasse tutto per il meglio. A noi, amministrazione comunale, spetta il compito di puntare a migliore ulteriormente la manifestazione, a tutti loro, invece, va il nostro enorme grazie».

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