La Nuova Sardegna

Nuoro

Abusi, la Cassazione annulla la condanna

di Valeria Gianoglio
Abusi, la Cassazione annulla la condanna

Per la Suprema corte il giudice d’appello non ha tenuto conto di una lettera di scuse mandata dalla vittima all’imputato

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NUORO. Dieci anni fa gli aveva lanciato un’accusa piuttosto pesante. «Mi ha violentato in una vecchia casa abbandonata al centro di Ovodda. Mi ha chiuso dentro», aveva raccontato agli investigatori, ancora piuttosto scossa, una quattordicenne del paese mentre la notizia si era già diffusa scatendo una marea di reazioni e prese di posizione.

Ma poi, allo stesso giovane, la ragazzina aveva scritto una lettera di scuse. Una lettera dove tra gli altri passaggi dichiarava anche il suo amore più sincero: «Senza di te non resisto più – si leggeva in quelle righe – in questi mesi non ho fatto altro che pensare allo sbaglio che ho fatto e ti scrivo per chiederti scusa. Ho sbagliato e me ne sono resa conto. Sono stata una stupida a mentire. Mi perdoni? Ti prego».

La Corte d’appello di Sassari che il 29 gennaio dell’anno scorso aveva condannato il ragazzo a 5 anni di carcere per violenza sessuale, aveva ritenuto quella lettera sostanzialmente irrilevante ai fini dell’accertamento della responsabilità dell’imputato, anche perché la riteneva giustificata dal fatto che la giovinetta si fosse invaghita dell’imputato e per questo, in fondo, non era così strano che stese cercando di salvarlo.

Per i giudici della Corte di Cassazione, che proprio in queste ore si sono espressi sulla delicata vicenda – annullando, con rinvio a un altro processo d’appello, la sentenza di condanna di secondo grado – proprio quella lettera di scuse, seppur a scoppio ritardato, è uno degli elementi che i giudici d’appello avrebbero dovuto considerare diversamente o comunque vagliare con attenzione.

«La corte – scrivono i giudici della Cassazione, accogliendo, su questo punto, il ricorso presentato dall’avvocato Tore Marteddu, che insieme all’avvocato Sebastian Cocco ha seguito la vicenda giudiziaria dell’imputato Tomas Soru – ravvisa il contenuto di quella che definisce una lettera irrilevante, riconducendolo esclusivamente a una manifestazione di innamoramento. Ma l’innamoramento è una cosa, la confessione di avere mentito è un’altra. È vero che l’innamoramento può spingere la persona innamorata a tentare di liberare dall’accusa la persona di cui si è invaghita ritrattando l’accusa stessa; è altrettanto vero, però, che ciò non è automatico, ovvero che non è sufficiente accertare l’innamoramento per ritenere mendace la ritrattazione».

«È fondata, pertanto – scrivono ancora i giudici di terzo grado – la doglianza del ricorso, laddove constata che, in effetti, la corte territoriale non ha vagliato il significato dell’ammissione di menzogna e della supplica di perdono che figurano nella lettera in questione. Questa lettera di ritrattazione è uno scoglio sulla attendibilità della pretesa vittima che il giudice d’appello si è limitato ad aggirare». La Cassazione ricorda anche che «la pretesa vittima si era dimostrata inattendibile» per un altro episodio di presunta violenza sessuale che aveva collocato solo un mese dopo i fatti trattati e che poi si era rivelato del tutto privo di fondamento. In un altro passaggio delle motivazioni della loro sentenza, i giudici della Suprema corte, bacchettano ancora una il giudice d’appello.

E scrivono, infatti, che «si è limitato ad affermare vero quello che ha dichiarato la minore a proposito della sussistenza del reato, senza illustrare perché lo ritiene vero, ovvero perché ritiene attendibile la pretesa vittima), ed espungendo con evidenbte minimizzazione le parti delle sue dichiarazioni che si pongono in discrasia».

Di qui, dunque, la decisione di annullare la sentenza di secondo grado impugnata dalla difesa, con rinvio, e dunque l’apertura di un nuovo processo di secondo grado davanti alla corte d’appello di Cagliari.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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