Crisi dell’industria: la paura degli operai
OTTANA. La cura dimagrante che negli ultimi anni ha ridotto all’osso l’organico del Consorzio industriale provinciale ha portato il numero dei dipendenti a poco meno di una ventina. Un tempo erano...
OTTANA. La cura dimagrante che negli ultimi anni ha ridotto all’osso l’organico del Consorzio industriale provinciale ha portato il numero dei dipendenti a poco meno di una ventina. Un tempo erano quasi un centinaio. Il simbolo della decadenza dell’industria di Ottana forse sono proprio loro: i lavoratori che operano negli impianti del Tas, il depuratore della fabbrica, e nei servizi logistici dello stabilimento ormai desertificato. La crisi che ha portato il sito industriale a un lento declino con la chiusura dell’ex Enichem, della Montefibre e di Ottana Polimeri ha trascinato a catena anche questi lavoratori. Che ora, con la probabile chiusura di Ottana Energia in caso di revoca definitiva del regime di essenzialità, rischiano di scomparire. Anche perché il Consorzio industriale, attualmente governato da un commissario regionale, si trascina dietro una crisi di identità che colloca il futuro dei dipendenti in una sorta di instabilità permanente. Ma loro non si danno per vinti. Così hanno deciso di fare sentire la loro voce per fare emergere ancora una volta le contraddizioni che si annidano da sempre nel sito industriale. «Vogliamo capire – scrivono in una nota – quali siano le reali intenzioni del governo nazionale che, da una parte, tramite Invitalia, appalta lavori di riqualificazione dell’area industriale di Ottana per tre milioni di euro, e, dall’altra, tramite Terna, non rinnova l’essenzialità a Ottana Energia principale fruitore di quegli stessi lavori». Dito puntato anche contro la Regione «che – si legge nel comunicato – da una parte ha disatteso gli accordi sul patto per lo sviluppo del territorio firmati a marzo del 2010, e, dall’altro, si interroga ancora su come portare il gas in Sardegna». Nel frattempo, loro, gli operai del consorzio, cercano di capire di quale morte dovranno morire. «Siamo consapevoli – sottolineano – che la scelta di Terna avrà ripercussioni economiche e organizzative sul consorzio industriale come è accaduto con la chiusura di altre aziende». Finora hanno fatto fronte alle difficoltà economiche accettando la cura dimagrante che ha tagliato gli organici e la decurtazione del 10 per cento dello stipendio. Stavolta potrebbe andare anche peggio. «C’è la concreta possibilità – denunciano i lavoratori – di rimanere senza stipendio perché, se la situazione dovesse precipitare, non potremo erogare più servizi quali acqua e depurazione». Il tutto aggravato dalla mancanza di una forte rappresentanza gestionale perché i vertici consortili sono da tempo scaduti. «È inaccettabile – fanno sapere – che, per mera dimenticanza politica, il consorzio non abbia un presidente che sia legittima espressione del consiglio di amministrazione». Insomma, le incognite sul futuro di questi lavoratori, passati dalla gestione privata a quella pubblica, sono davvero molte. Come, d’altronde, sul futuro di Ottana. (f.s.)
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