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Nuoro, il caso Badu ’e Carros finisce sul tavolo del ministro Orlando

Nuoro, il caso Badu ’e Carros finisce sul tavolo del ministro Orlando

Il senatore Giuseppe Luigi Cucca presenta un’interrogazione. «L’organico degli agenti è carente a Nuoro e in tutta l’isola»

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NUORO. «Un uomo isolato culturalmente, linguisticamente, socialmente, e la struttura non è in grado garantire quei diritti inviolabili, che anche in un luogo di pena e rieducazione come il carcere, sono garantiti per Costituzione». A portare alla ribalta nazionale il caso del detenuto cinese recluso a Badu 'e Carros è il senatore nuorese Giuseppe Luigi Cucca. Il parlamentare del Pd ha appena presentato una interrogazione (firmata anche da altri suoi colleghi) a risposta scritta al ministro della Giustizia Andrea Orlando. Oggetto: "La precaria condizione in cui versano le carceri della Sardegna". Tanto precaria che «il detenuto di nazionalità cinese ha tentato di togliersi la vita, gesto poi evitato dalla prontezza della polizia penitenziaria, che in forte carenza d'organico devono far fronte in continuazione a episodi di questo tipo» sottolinea ancora Cucca.

Se da una parte è evidente il disagio patito dai detenuti (e conseguentemente anche dai loro familiari), altrettanto evidente, dall'altro, è l'affanno che opprime gli agenti. «Il carcere di Badu 'e Carros - sottolinea il senatore - da anni lamenta una forte carenza nell'organico alla quale neanche l'enorme impegno del corpo di polizia penitenziaria può far fronte». Giuseppe Luigi Cucca ricorda al ministro che «è un atto di civiltà, oltreché di risparmio per le casse dello Stato, adeguare le strutture detentive alle normative vigenti in materia». Basti pensare alle ripetute condanne e sanzioni inflitte all'Italia dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per le condizioni di vita dei detenuti e delle carceri. E se soffrono quelle italiane in genere, le carceri sarde non sono certo da meno. Cucca, tanto per fare un esempio, porta il caso del detenuto cinese a Badu 'e Carros. Come pure il caso Oristano: «Nel carcere di Massama - segnala il parlamentare - il sovraffollamento è divenuto tale da seguire a legittimare le sanzioni che l'Europa impone, a fronte delle condizioni precarie in cui versano i detenuti, aumentando il numero di letti di un terzo e mantenendo i medesimi spazi». E inoltre: «Nel medesimo carcere pare siano stati cambiati gli orari per le visite dei parenti, diminuendo di fatto la possibilità delle visite da parte dei familiari, che unitamente all'inasprirsi delle condizioni e quindi anche dello stato emotivo dei detenuti, rende il percorso rieducativo nella struttura fortemente compromesso».

Cucca chiama in causa il ministro per sapere «se non sia opportuno riequilibrare le piante organiche delle carceri sarde, favorendo la tutela dei detenuti e dei corpi di polizia stessi; se non sia necessario intervenire affinché nel carcere di Massama siano garantiti i diritti dei detenuti, intervenendo direttamente e tempestivamente; se non ritenga urgente dar luogo a un azione di riordino generali delle carceri sarde, in modo tale da dar seguito ai principi Costituzionali e di diritto che questo Paese riconosce ai detenuti e ai lavoratori e alle forze dell'ordine impegnate nelle strutture». (l.p.)

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