Acqua irrigua del Cedrino, nuova sfida del Consorzio
Orosei, sull’emergenza qualità chiesto un incontro urgente con Regione ed Enas Madau: «Il problema è legato ai depuratori che non sono di nostra competenza»
OROSEI. Risolvere immediatamente senza ulteriori indugi il grave e annoso problema della qualità dell’acqua irrigua che viene erogata nel territorio della valle del Cedrino e nella piana di Isalle a Dorgali, è tra i punti prioritari dell’agenda del neo presidente del Consorzio di Bonifica Ambrogio Guiso, eletto il 27 ottobre scorso assieme al nuovo Cda. Messo a segno il primo obiettivo, quello di riavviare i lavori per la diga di Cumbidanovu a Orgosolo, adesso si è già passati alla seconda priorità, la qualità dell’acqua irrigua che parte dalla diga sull’invaso del Cedrino a Dorgali.
Anche in questo versante il presidente Guiso ha già incassato il primo importante risultato: l’assessore Regionale ai lavori pubblici Maninchedda ha accolto la richiesta formale inoltrate dal presidente del Consorzio di convocare immediatamente un tavolo tecnico specifico per i problemi della qualità dell’acqua della diga Perda Othoni.
«Ho chiesto che venga organizzato un tavolo tecnico con noi dell’Ente, Enas e rappresentanti della Regione. Incontro che è stato accordato immediatamente – ha aggiunto il direttore del Consorzio, Antonio Madau – Fino al vertice dell’altro giorno a Cagliari non ci è mai stata data nessuna disponibilità ad alcun incontro. Per cui posso confermare che è una novità assoluta».
Il problema della qualità dell’acqua per il tecnico nuorese è di due tipi: «Il primo che riguarda la qualità dell’acqua come tale – dice Madau – ossia quella che arriva dai fiumi e che proviene in parte da reflui non depurati o mal depurati che riguarda un problema estraneo al Consorzio, per il quale non è possibile intervenire; l’altro, il principale, è che c’è l’acqua che oltre ad avere questo carico organico di inquinante ha anche una quantità elevatissima di fanghi, tali da spaccare le condotte, intasare gli impianti di sollevamento, rovinare gli impianti privati e creare danni grossissimi alle attività agricole. Quindi non sono legati alla qualità dell’acqua di per se, ma alle sospensioni presenti che evidentemente sono accumuli che riteniamo si siano verificati in diga dopo le alluvioni. La cosa importantissima – conclude Madau – è che per la prima volta si accetta il problema, perché prima sembrava fosse un problema del Consorzio che non puliva le condotte. Le condotte si possono pulire e rimangono tali se poi l’acqua che arriva è pulita. Pulire gli impianti spendendo migliaia di euro per poi avere acqua sporca – conclude il tecnico – è come buttare soldi pubblici inutilmente».
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