Scarpette rosse e maschere etniche per esorcizzare il male
OTTANA. Scarpette rosse ai piedi del monumento in trachite rosa e in basalto che rappresenta il boe e il merdùle di Ottana. Da una parte il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne e, dall’a...
OTTANA. Scarpette rosse ai piedi del monumento in trachite rosa e in basalto che rappresenta il boe e il merdùle di Ottana.
Da una parte il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne e, dall’altra, il simbolo che, con il rito ancestrale delle maschere, esorcizza da secoli il male messo in atto contro il lavoro degli uomini e delle donne nelle campagne. Un messaggio unico e simbolico per propiziare il bene e allontanare il male sotto qualunque forma.
Scarpette rosse e maschere etniche: una simbiosi inedita e silenziosa per condannare la violenza sulle donne nella “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” istituita dall’Onu per il 25 novembre di ogni anno.
Così, ieri mattina, molte donne ottanesi hanno preso atto della ricorrenza depositando ai piedi del monumento, che sorge enigmatico e austero alla periferia del paese, le scarpette simbolo della lotta contro un fenomeno difficile, purtroppo, da estirpare. In famiglia e nella società.
La manifestazione è stata organizzata dalle consigliere comunali Laura Mura, Sofia Soru, Valentina Denti, Maria Giovanna Soru e Miriam Pittalis, che hanno voluto celebrare in questo modo, per la prima volta, la giornata istituita dell’Onu nel 1999 per ricordare il brutale assassinio nella Repubblica Dominicana delle tre sorelle Mirabal, torturate e uccise dai militari al servizio del dittatore Rafael Leonidas Trujillo.
Le ragazze, considerate rivoluzionarie, vennero gettate in un dirupo per simulare un incidente.
Invece, quell’omicidio crudele, è diventato nel tempo il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.
«Un fenomeno orrendo – ha sottolineato l’assessore comunale ai Servizi sociali, Laura Mura – che non può lasciare nessuno indifferente anche nei nostri paesi dove spesso le violenze sulle donne rimangono chiuse nel silenzio».
Ottana, peraltro, vanta ottimi ambasciatori contro la violenza sulle donne. Proprio in questi giorni, la compagnia teatrale ottanese i Barbariciridicoli, su invito dei centri antiviolenza, sta mettendo in scena in alcune città della Lombardia e dell’Umbria lo spettacolo “Marcella, o dell’uccisione dell’anima”, un monologo contro la violenza sulle donne. Un messaggio forte che viene da Ottana, dove boes, merdules esorcizzano il male e propiziano il bene. Contro ogni violenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google