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Nuoro

Pubblico impiego, fronte unico dei sindacati

Pubblico impiego, fronte unico dei sindacati

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda: più investimenti per rimettere in moto la più grande azienda d’Italia

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NUORO. «Solo attraverso il contratto, e non con le imposizioni legislative, si produce il vero cambiamento, liberando dai vincoli la contrattazione decentrata, la sola via per migliorare l’organizzazione del lavoro e la qualità dei servizi pubblici, nell’interesse generale di lavoratori e cittadini». È quanto emerso nel corso dell’assemblea convocata nella sala convegni dell’ex Mercato civico di piazza Mameli per la prima volta insieme dalle federazioni di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, nell’ambito della mobilitazione nazionale. Il mondo del pubblico impiego nuorese si è ritrovato così unito nell’ambito della mobilitazione nazionale sul tema. O meglio: sui temi. Scuola, salute, conoscenza, sicurezza, prevenzione, welfare, integrazione, sostegno alle persone e alle imprese: «Servono investimenti in ricerca, innovazione e competenze per rimettere in moto la più grande azienda del paese» è stato ribadito a Nuoro.

In rappresentanza dei sindacati del Pubblico impiego sono intervenuti Luciano Boi della Cisl e Sandro Fronteddu della Cgil, mentre per il settore scuola si sono alternati MariaLuisa Ariu della Cisl, Antonella Cidda della Cgil, Graziano Boi (Snals) e Gianfranco Meloni (Gilda). Tutte le sigle sindacali hanno puntato il dito contro l’aumento “mancia” di circa 7 euro al mese «previsto da una legge di Stabilità che per i lavoratori pubblici opera scelte sbagliate, così come i provvedimenti del governo sulla scuola e sulla Pubblica amministrazione: tante norme e poca attenzione al lavoro di chi ogni giorno, con impegno e fatica, è in prima linea per dare un buon servizio alle comunità. I dipendenti pubblici chiedono un contratto vero – sottolineano i sindacati nuoresi –, che per essere tale deve poter contare su risorse adeguate. Certamente non lo sono quelle stanziate nella legge di stabilità già votata dal Senato e ora in discussione alla Camera: non è assolutamente accettabile l’idea di un contratto che assegna a ogni lavoratore un aumento mensile medio pro capite di sette euro lordi, cioè quanto il valore dell’indennità di vacanza contrattuale». «Non ci sono risorse adeguate – è l’amara constatazione – per il rinnovo dei contratti pubblici e reitera il tentativo di togliere al contratto nazionale la funzione di stabilire i salari e di regolare i rapporti di lavoro».

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