Zero “braccialetti” alternativi al carcere per i detenuti nuoresi
La denuncia della Camera penale nel primo giorno di sciopero Tra i motivi della protesta anche i tempi della prescrizione
NUORO. I conti, almeno al Palazzo di giustizia di Nuoro, sono presto fatti: negli ultimi mesi, ovvero dall’estate a oggi, il tribunale di sorveglianza non ha registrato alcuna applicazione del cosiddetto “braccialetto elettronico”. Niente di niente, zero assoluto. E, almeno stando a una prima ricognizione fatta dalla Camera penale nuorese, sembra che lo zero assoluto, quanto a numero di braccialetti elettronici disposti, riguardi anche le forze dell’ordine che li possono assegnare in modo diretto, sempre su disposizione di un magistrato.
È il tracollo di una norma disposta dal nuovo ordinamento, quella che si registra nel mondo della giustizia nuorese. Una vera debacle che gli avvocati della Camera penale denunciano ieri mattina, nel corso di un incontro convocato a Palazzo di giustizia, nel primo giorno di astensione dalle udienze convocata in tutta Italia dall’Unione nazionale delle Camere penali.
«Oggi protestiamo anche per il mancato utilizzo dello strumento del braccialetto elettronico – spiega il presidente della Camera penale nuorese, Salvatore Murru – perché questo strumento, nato anche per evitare il sovraffollamento delle carceri, finora anche nel Nuorese non è stato sostanzialmente utilizzato».
«Gli apparecchi complessivi a disposizione su tutto il territorio nazionale – spiega la referente dell’Osservatorio carcere della Camera penale, Giovanna Serra – sono duemila e costano allo Stato circa 11 milioni di euro all’anno, ovvero 5500 euro ognuno, versati a Telecom Italia, fornitore unico senza gara d’appalto, a cui vanno aggiunti gli 80 milioni di euro versati sempre a Telecom dal 2001 al 2011 per l’utilizzo, in via sperimentazione, dei primi 114 braccialetti. Ma in questo decennio sono stati pochissimi, quelli effettivamente utilizzati. L’attuale contratto di fornitura non prevede, peraltro, la possibilità dell’aumento del numero di dispositivi da parte di Telecom».
Nell’incontro di ieri mattina, sia il presidente della Camera penale nuorese, sia la referente per l’Osservatorio carcere, ricordano anche che «dall’estate a oggi il tribunale di sorveglianza di Sassari, dal quale dipende anche Nuoro, ha disposto i braccialetti elettronici con il contagocce».
E a Nuoro non ne è stato disposto nemmeno uno. Ma tra i motivi che hanno portato anche i penalisti nuoresi a incrociare le braccia per tutta la settimana, c’è anche il tema della prescrizione dei reati.
«L’opinione pubblica – spiega il presidente della Camera penale, Salvatore Murru – su questo tema in genere è forcaiola: approva l’allungamento dei tempi di prescrizione perché ritiene che sia una questione di giustizia. Ma in realtà noi diciamo che allungare a dismisura i tempi delle prescrizione non fa altro che intasare i tribunali. Senza dimenticare, non da ultimo, che una sentenza che arriva dopo venti anni dai fatti, non avrebbe più alcun senso, neanche in termini di efficacia. Oltre al fatto che sarebbe comunque anticostituzionale».
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