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Cgil e Cisl: «Diritti negati per i lavoratori nell’Asl 4»

Cgil e Cisl: «Diritti negati per i lavoratori nell’Asl 4»

LANUSEI. «Diritti negati all’Asl 4 Ogliastra?». A porre la domanda sono il segretario di categoria della Cgil, Marino Pusceddu, e il segretario della Fp (Funzione pubblica)-Cisl, Rita Angius. I due...

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LANUSEI. «Diritti negati all’Asl 4 Ogliastra?». A porre la domanda sono il segretario di categoria della Cgil, Marino Pusceddu, e il segretario della Fp (Funzione pubblica)-Cisl, Rita Angius. I due sindacalisti ogliastrini affermano: «È quanto starebbe succedendo all’Asl 4 con sede a Lanusei. Lo scorso 19 novembre (poco meno di due settimane fa (ndr), è stata negata la possibilità, a circa 35 dipendenti, di potere usufruire delle progressioni orizzontali. Il tutto in seguito a un accordo tra Azienda, Rsu e alcune organizzazioni sindacali». Angius e Pusceddu proseguono: «Nonostante due anni fa, il 28 novembre 2013 fosse stato concordato, fra tutte le parti, l’implementazione dei fondi per potere garantire a un maggior numero di dipendenti il diritto alle progressioni orizzontali». E proseguono: «È obbligo, dallo scorso 25 novembre, rispettare il decreto legislativo 8 aprile 2003 numero 66, relativo alle direttive europee in materia di orario di lavoro. E che dice basta agli orari non-stop, rischiando la sospensione dei servizi causata dalla cronica carenza del personale, che come Cgil e Cisl denunciamo da anni. E che ha portato in questi ultimi anni a un uso spropositato dell’utilizzo dello straordinario, che a tutt’oggi non viene pagato ai dipendenti».

I due segretari di categoria di Cgil e Cisl rimarcano: «L’Azienda ha avuto il consenso dalla Regione all’assunzione di personale sanitario, tecnico e medico, ma tale numero non è certamente sufficiente per garantire i servizi ai cittadini ogliastrini. Non essendo tali unità lavorativa ancora presenti, l’Azienda ha dato avvio a una serie di azioni organizzative, senza dare nessun tipo d’informazione alle organizzazioni sindacali e creando malcontento all’interno del personale del comparto. Che ancora una volta si vede negare i propri diritti». (l.cu.)

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