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Nuoro

Dorgali, Ferruccio Checchi diventa cittadino onorario

di Nino Muggianu
L'imprenditore Ferruccio Checchi
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L'imprenditore Ferruccio Checchi

Laziale, è arrivato a Cala Gonone nel 1970 per realizzare l’hotel Palmasera. Nel 1995 fu sequestrato dall’Anonima: il rilascio dopo quasi sei mesi di prigionia

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DORGALI. Cittadinanza onoraria e gioiello di rappresentanza del comune di Dorgali all’imprenditore romano Ferruccio Checchi, titolare del Villaggio Resort Palmasera. Lo aveva deciso da tempo la giunta comunale guidata dal sindaco Angelo Carta. La cerimonia del conferimento si terrà lunedi 7 dicembre alle ore 18 nella sala consiliare nel corso di un una seduta straordinaria del consiglio. Raggiunto telefonicamente,Checchi esprime la sua gratitudine agli amministratori e a tutti i dorgalesi che durante il suo sequestro fecero una marcia di protesta a piedi, da Dorgali al Villaggio Palmasera di Cala Gonone.

Ottant’anni, imprenditore edile, nato a Monte Rotondo a un tiro di schioppo dalla capitale, Checchi arriva a Cala Gonone nel febbraio del 1970, tramite altri colleghi di lavoro che operavano nella piazza di Roma. Con gli anni il Palmasera è diventato una delle maggiori realtà turistiche della Sardegna.

Inevitabile l’accenno al sequestro. «Era il 18 maggio del 1995. Nel tardo pomeriggio eravamo nella hall del Villaggio insieme con alcuni collaboratori. Ci organizzava in vista dell’apertura estiva, quando arrivarono tre persone armate e mascherate. Ci dissero subito che non stavano scherzando. All’inizio pensammo che fossero dei carabinieri perché indossavano tutte mimetiche, poi capimmo subito le loro intenzioni».

La prigionia di Checchi durò quasi sei mesi. La liberazione avvenne dopo 160 giorni di prigionia in una grotta a picco sulla roccia in località Lanaithograzie all’intervento dei carabinieri. Checchi era da tre giorni solo, senza cibo ne acqua, non era legato, ma non poteva andare da nessuna parte».

Che ricordi ha di quei giorni? »Sono cose superate ormai. Devo dire che non mi hanno lasciato alcun segno. Basta pensare che venti giorni dopo la liberazione tornai a Cala Gonone per festeggiare il primo dell’anno».

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