La Nuova Sardegna

Nuoro

Violenza contro le donne, una lezione con i carcerati

di Kety Sanna
Violenza contro le donne, una lezione con i carcerati

Le quinte dell’Ipsia, dell’Iti e dell’Ipss a confronto con i detenuti di Badu’e Carros Presentato il cortometraggio “Silenzio assordante” realizzato nel penitenziario

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NUORO. Un nuovo confronto tra gli studenti dell’Ipsia, dell’Iti e dell’Ipss di Nuoro e i detenuti del carcere di Badu’e carros. In occasione della giornata contro la violenza sulle donne è stata rinnovata la visita nel penitenziario barbaricino: un momento di “normalità” per i carcerati che hanno avuto la possibilità di parlare con gli studenti delle quinte e le insegnanti Vittoriana Dessì e Carla Chessa, e approfondire con loro un tema di attualità toccante e coinvolgente qual'è quello del femminicidio. Insieme hanno potuto vedere il cortometraggio realizzato all’interno dell’istituto di pena dagli stessi detenuti.

Un progetto nato dall’idea dei carcerati che hanno espresso il desiderio di poter contribuire nel loro piccolo e nei limiti legati alla loro condizione detentiva, di inviare un appello agli uomini che si rendono autori di queste forme di violenza.

Così, con il contributo delle associazioni femminili attive della città, l'Unione delle Camere Penali- “Osservatorio carcere” e con l'educatore di strada del Comune, Pietro Era, responsabile della compagnia teatrale Nuova Jobia di Badu'e Carros, è stato costituito all'interno del carcere un gruppo di approfondimento che ha prodotto lo spot “Silenzio assordante”: una riflessione attorno agli aspetti più rilevanti della violenza di genere, sull'immagine fornita dai mass media della donna, sul rapporto tra uomo e donna scegliendo, come messaggio da inviare, quello del rispetto della donna, del rifiuto del silenzio rispetto alla violenza subita.

E proprio partendo dalla visione del filmato è nato il dibattito tra detenuti e studenti.

«Un’esperienza toccante – ha detto Rita, allieva dell’Ipsia – che mi ha lasciato un segno profondo. La sensazione di stare all’interno di quelle mura mi resterà impressa per sempre, così come il rumore delle porte che si chiudevano ad ogni nostro passaggio. Poi il senso di isolamento che ho provato non potendo avere a portata di mano il telefonino ... Insopportabile per me che non riesco a staccarmene neppure per un attimo – ha aggiunto con un sorriso la studentessa – Non nego poi che, dopo aver visto lo slogan e sentito parlare quei giovani mi sono resa conto che nonostante abbiano commesso reati la pensano proprio come noi. La violenza sulle donne è uno dei reati più gravi che si possano commettere. E pensare che proprio da loro sia partito un messaggio così profondo mi ha meravigliata non poco. Hanno offerto i loro volti e i loro pensieri per onorare la figura della donna in ogni aspetto. Uno di loro – ha aggiunto Rita – ha ringraziato la madre dei suoi figli per averli cresciuti nonostante la sua assenza».

Per Lorenzo, invece, quella era la seconda visita in carcere: «Ma era come fosse la prima – ha detto - Stesse emozioni, stesse sensazioni. Questa volta però ci hanno fatto parlare con i detenuti della sezione di massima sicurezza e sono stati loro a rompere il ghiaccio. Hanno lanciato un appello che ora voglio fare mio: dobbiamo riflettere e cercare di educare i nostri figli al rispetto di chi ci ama e dell'altro». Ancora una prova costruttiva per Rita, Lorenzo, Barbara, Mariella e gli altri compagni di classe che, grazie alla preside Innocenza Giannasi e alla collaborazione con la direttrice del carcere Carla Ciavarella, hanno avuto la possibilità di confrontarsi con un mondo solo apparentemente lontano. Per loro la visita in carcere ha significato il rifiuto dell'emarginazione e dell'isolamento, principi fondamentali del regime di massima sicurezza. (k.s.)

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