La Nuova Sardegna

Nuoro

La Barbagia va alla scoperta della Cina

di Luciano Piras
La Barbagia va alla scoperta della Cina

Discussioni a tema e cene sociali per conoscere un’altra realtà. Sini: «Molti i punti in comune con la nostra tradizione»

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NUORO. «Camminando fra gli hutong, i vicoli della vecchia Pechino, avevo l’impressione di stare in un paese della Barbagia, con il suo vicinato tipico, le casette basse con una piccola corte interna, intorno alla quale tutti gli anziani si radunano e cucinano fuori, si dividono il pasto, fanno due chiacchiere, giocano a carte e bevono vino nei tipici “marzianeddi”, e nonostante portino sul viso i segni di una vita certamente non facile, non lesinano un sorriso ai passanti, e quando si accorgono che parli la loro lingua, ti accolgono ben felici offrendo un bicchiere di vino e aprendoti il cuore». La Cina, insomma, non è poi così diversa dalle zone interne della terra dei nuraghi. Ne sa qualcosa Mariachiara Sini, nuorese doc, classe 1979, insegnante di cinese, interprete e presidente dell’associazione Cinapiuvicina, fondata per creare ponti tra «due culture, apparentemente così lontane, ma che in realtà presentano molti punti di contatto» assicura lei che dopo il liceo classico Asproni a Nuoro si è formata all’università di Perugia, dove ha frequentato Sinologia, e all’Isiao, l’Istituto di lingue e culture per l’Africa e l’Oriente di Milano.

Fa subito due piccoli esempi concreti per dimostrare quanto siano vicine Barbagia e Cina: «I nostri culurgiones sono uguali ai loro ravioli, che si chiamano jiaozi. Stesso discorso vale per su coccu, l’amuleto usato per scacciare il malocchio» spiega.

Questa è la “sua” amatissima Cina. «Che ogni volta faccio fatica a lasciare e nella quale non vedo già l’ora di ritornare» racconta Mariachiara Sini, nipote di Badore Sini, il poeta della mitica canzone “Non potho reposare”. «Il vicinato è sempre pronto ad aiutarti – giura –, gli anziani apparentemente anche scorbutici e che “si fanno gli affari propri” sono però pronti ad aiutare nel caso di una mancanza improvvisa, e ai funerali si vedono tradizionalmente le prefiche come da noi e un piccolo rinfresco viene offerto in suffragio del defunto. Ai matrimoni è divertentissimo il nao dong fang, ossia l’uso, anche qui molto barbaricino, di “rovesciare” la camera dei futuri sposi, magari spargendo in terra cristalleria e quant’altro, se non di peggio».

Ecco: è da qui che nasce la proposta di progetto per la diffusione della conoscenza della cultura cinese e dell’integrazione con la comunità sardo-barbaricina. È a tale scopo che l’associazione culturale e di promozione sociale Cinapiuvicina propone in città una serie di iniziative in collaborazione con il Cesp e la Lariso: un breve ciclo di proiezioni, discussioni a tema e cene sociali che culmineranno nei festeggiamenti del Capodanno cinese alla presenza di artisti cinesi, che cadrà fra il 7 e l’8 febbraio 2016 dando inizio all’anno della Scimmia.

Il primo appuntamento è fissato per lunedì prossimo, 14 dicembre, alle 19,15 nei locali del Cesp a Pratosardo, con la proiezione del film “Hero”, del 2002, diretto dal regista Zhang Yimou (per info e prenotazioni rivolgersi al 340 3675596 oppure allo 0784-1825770).

«In un periodo di grandi cambiamenti, se non di sconvolgimenti veri e propri, socio-culturali come quello attuale, dove lo straniero rischia di essere visto come “il nemico” – va avanti Mariachiara Sini –, la pacifica ma piuttosto chiusa comunità cinese, sempre più presente anche nel nostro territorio, non è risparmiata da vari pregiudizi. Perciò credo sia fondamentale promuovere una maggiore conoscenza della cultura di provenienza dei nostri ospiti, in modo tale da favorire lo scambio e l’integrazione culturale con il “Dragone d’acciaio” anche considerati i sempre più frequenti scambi economici, culturali e sociali con il suddetto».

«La conoscenza di tradizioni, abitudini, riti, usi e costumi – spiega ancora la “cinese” di Nuoro – è il primo passo per rendere una cultura apparentemente così diversa e lontana molto più familiare e “alla portata”, fino a scoprire perfino che presenta molti più punti di contatto con la nostra di quanto si possa immaginare».

Perché dunque studiare il cinese o comunque andare alla scoperta della cultura cinese? «Poichè in realtà è una cultura, antichissima e affascinante, molto più simile alla nostra sarda di quanto non si pensi – risponde subito Mariachiara Sini –, molte tradizioni somigliano, come l’applicazione delle coppette nella medicina tradizionale, i gioielli simili al “coccu”, il cibo e così via. Sono molto orgogliosa del fatto che quest’anno, in ben tre licei cittadini partiranno i corsi, con modalità e tempi diversi, di lingua e cultura cinese, un vero primato per il capoluogo barbaricino, che non torva eguali nemmeno in una città ben più grande come Cagliari».

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