La compagnia teatrale Ilos racconta la vita in miniera
LULA. La compagnia teatrale Ilos di Lula è quanto mai sulla breccia. Domani, alle ore 19, sarà a Sinnai, al Teatro Civico, per la stagione 2015-16 “La vita è uno spettacolo”, organizzata da “L’Effi...
LULA. La compagnia teatrale Ilos di Lula è quanto mai sulla breccia. Domani, alle ore 19, sarà a Sinnai, al Teatro Civico, per la stagione 2015-16 “La vita è uno spettacolo”, organizzata da “L’Effimero Meraviglioso”. In questa occasione la Compagnia Ilos proporrà “Cherridoras”, uno spettacolo che sviluppa storie delle miniere della Sardegna, in particolare dei siti minerari di Lula: Sos Enattos, che conta oltre 2000 anni di storia, e Guzzurra, datato metà del 1800.
Storie di duro lavoro, di sacrifici, di lotta, ma anche di collaborazione, solidarietà e allegria. Temi dalla forte carica di umanità. In scena Rosa Beccu, Teresa Loi, Elena Musio, Gian Luigi Moreddu, Marta Proietti Orzilla, Maria Antonietta Sedda, con la partecipazione di Mariangela Farina, Agostina e Giovanna Marreddu. Luci e Audio di Stefano DeLitala, Istrazos del Maestro Diego Asproni. I racconti della miniera di Montevecchio sono di Iride Peis Concas; il racconto di Maria Minerale è di Bruno Tognoli; testo, regia e costumi di Elena Musio.
A loro il compito di raccontare la quotidianità della vita in miniera, dura, a volte disumana, ma soprattutto l’altruismo e la solidarietà di tutto il villaggio, quel senso di umanità che emergeva nei maggiori momenti di bisogno. È il trionfo dell’umanità. «La narratrice, – è scritto in una nota di regia – testimone diretta dall’evoluzione di una comunità, ripercorre, sul filo della memoria, la sua e altrui esistenza attraverso alcuni fatti che l’hanno segnato nel bene e nel male». La società è cambiato, il sistema di lavoro, le miniere chiudono, la memoria si perde «ma la gente che ha vissuto in tutte le miniere della Sardegna, ha una ricchezza che non si esaurirà, è giusta coglierla e raccontare le loro storie, perché è patrimonio di tutti i noi».
Lo spettacolo viaggia all’interno di questo mondo, alternando l’uso dell’italiano alla lingua sarda, nella variante barbaricina e campidanese, offrendo «uno spaccato della vita in miniera. Una rievocazione lontana sia dalle tradizionali messe in scena che da quelle fase e consolatorie».
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