Acli, settant’anni di valori sulle «frontiere sociali»
Il presidente nazionale Gianni Bottalico al convegno delle Associazioni cristiane Salvatore Urru: «Dobbiamo ridurre le disuguaglianze e puntare sulla pace»
NUORO. «Il valore dell’autonomia delle Acli, è su questo che oggi si gioca la sfida della nostra associazione che dev’essere capace di elaborare un’idea di società più giusta e solidale, di contribuire ad un nuovo umanesimo cristiano, a partire dai temi del welfare e del lavoro, dalla riduzione delle disuguaglianze e della pace». Parole sottolineate con forza dal presidente delle Acli di Nuoro Salvatore Urru, in occasione del convegno organizzato nell’auditorium della parrocchia Beata Maria Gabriella per celebrare i settant’anni dalla fondazione delle Associazioni cristiane lavoratori italiani. Un appuntamento che ha visto la presenza a Nuoro del presidente nazionale Gianni Bottalico. Un’occasione per ricordare la storia, «l’identità e le radici di un movimento che da sempre è impegnato al servizio delle lavoratrici e dei lavoratori, nello spirito della solidarietà».
Molti gli ospiti presenti alla giornata, a cominciare dal sindaco Andrea Soddu che ha ringraziato le Acli per il loro lavoro: «Non solo vi faccio gli auguri – ha detto –, ma vi chiedo di continuare nel vostro lavoro e nella vostra missione».
Don Pietro Borrotzu, invece, assistente spirituale delle Acli di Nuoro, si è soffermato sul ruolo attivo e significativo delle Acli come esperienza di Chiesa aperta ai problemi sociali, come luogo di progettualità sociale e civile. Al giornalista Franco Siddi il compito di illustrare le tappe salienti e fondamentali delle Acli in Sardegna e della grande capacità di stimolo politico che queste hanno avuto. Concetti ripresi dal presidente regionale delle Acli Fabio Meloni che ha affermato il dovere «di continuare ad essere una associazione di popolo impegnata per il popolo e che malgrado la crisi guarda con fiducia al futuro del Paese». Maria Antonietta Mongiu nel suo intervento ha invitato «al ritorno alla passione politica e all’impegno disinteressato dall’interesse personale per ritrovare le ragione dell’interesse generale». Bottalico, infine, riprendendo il tema dell’incontro “70 anni con la Chiesa e con i lavoratori dentro la società”, tema di grande attualità, «che ci interroga quotidianamente sul nostro agire e sulla nostra azione politica e sociale», si è soffermato sulla crisi di rappresentanza, la crisi economica e anche una crisi di valori. «Viviamo in un tempo, dove il capitale si è sostituito al sovrano, dove i poteri economici e finanziari non ricevono più legittimazione, governo e limitazioni della politica, ma sono loro stessi che selezionano la classe politica, in un conteso che alcuni politologi hanno definito post-democrazia, in cui le forme della democrazia rimangono intatte ma nella sostanza viene imposto altro». Ha poi chiuso con le parole di Papa Francesco: «Se vogliamo stare in sintonia con le esigenze della giustizia dobbiamo servire anziché servirsi. Anche noi dobbiamo rifuggire quella che il Papa ha definito “la comodità dello status”. Le nostre responsabilità insieme a quella degli altri sono in funzione agli obiettivi che insieme ci proponiamo. Solo agendo in questo modo riusciremo a dare risposte alle disuguaglianze che gravano sui cittadini, abbiamo il dovere di stare nelle frontiere sociali come sentinelle per svolgere un ruolo attivo e solidale. Il nostro Paese ha ancora bisogno delle Acli, noi ne siamo consapevoli e siamo pronti a proseguire il nostro compito rinnovando l’impegno verso i lavoratori, la Chiesa e la democrazia». (l.p.)
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