La Nuova Sardegna

Nuoro

Prigioniero della Sla e di una carrozzina inutile

di Francesco Pirisi
Prigioniero della Sla e di una carrozzina inutile

Graziano Mereu ha chiesto la sostituzione con una modificata più adatta a lui «L’impossibilità di potermi alzare dal letto ha accelerato la paralisi degli arti»

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NUORO. La carrozzina è in un angolo della stanza. Nuovissima, come se da poco fosse stata liberata dall’imballaggio. Ma è lì ferma da mesi. Non è adatta al paziente, per lo spazio e per i comandi. Graziano Mereu, 67 anni, ingegnere nuorese dal 2013 affetto da Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), ha fatto presente più volte il problema. Senza avere risposte, ricorda lui stesso dal letto della casa di via Istria: «É un mezzo di qualità, ma non fa per me. Chiedo che venga sostituito. Mi sembra eccessivo il tempo trascorso dalla richiesta di modifica» ha fatto sapere ai dirigenti della Asl. Scambio di comunicazioni iniziate un anno fa, nel momento in cui l’ingegnere è uscito dalla rianimazione del San Francesco. Lo avevano appena sottoposto alla tracheotomia, per fronteggiare l’insufficienza polmonare, che è una delle conseguenze della malattia degenerativa e per ora irreversibile. I muscoli avevano smesso il loro movimento da tempo.

La carrozzina è l’unico modo per staccarsi dal letto. Nel frattempo si era infatti bloccata anche la mano destra, l’ultima “leva” che Graziano ha comandato, prima di cedere all’avanzare della malattia. L’unico impulso può essere quello dato dalla tecnologia, con i sensori da comandare con gli occhi, che già gli assicurano di comunicare e leggere, attraverso il sintetizzatore vocale. La modifica non arriva. La delusione è tanta. E oggi si è aggiunto anche quello che l’ingegnere nuorese chiama un pensiero cattivo: «Il fatto che non ho potuto usare la carrozzina, costringendomi a letto, non ha consentito che mi muovessi e ha determinato un’accelerazione della paralisi degli arti», dice.

Stop e fermo a casa, nell’appartamento al pianterreno ceduto dall’amministratore del complesso residenziale di “Nugoro Nobu”. C’è infatti da ricreare la stanza ospedaliera, con apparecchiature specifiche e la possibilità di una via veloce d’uscita per le emergenze. C’è anche il sapore del rientro a casa, con il tran tran familiare, come medicina per l’anima, che dà maggior sollievo quando non è concreta la cura per il fisico. In quei 20 metri quadrati in via Istria si materializzano anche tante parentesi di vita sociale, con gli amici e parenti. I colleghi dello studio tecnico, per ripercorrere le giornate di lavoro. Gli ex amministratori civici, di cui è stato amico (e anche avversario) negli anni da consigliere e assessore, con i sindaci Gian Paolo Falchi e Chicchito Zuddas. Gli appassionati del calcio, con i quali fare ancora una scommessa sulle buona stagione della sua Fiorentina. Dalle 9 in poi una giornata di sofferenza e speranza, che inizia con il sorriso della signora Pina Schintu.

Quando il male del marito è stato diagnosticato, nel reparto di Neurologia, Pina ha giurato di tenere duro, con il sostegno dei figli: «Reagire o soccombere. Non c’era altra scelta». Gli assistenti e l’infermiere della medicina territoriale sono le altre figure care e necessarie, per aggiungere spizzichi di benessere e normalità. C’è poi la vita virtuale, grazie al sintetizzatore vocale, attivato con gli occhi. Graziano Mereu vi affida i messaggi vicini e lontani. Oltre ad aprire altre finestre sul mondo, attraverso la lettura dei giornali, delle mail, il soffermarsi quasi ossessivo sulle pagine dell’e-book, con decine di titoli di libri (l’ultimo “Il deserto dei Tartari”), alternate ai film western. Sino alla sera, quando tornano i pensieri, dell’oggi e sul domani. La speranza è affidata alla sua determinazione. E nella lotta ha sempre un posto l’appello per una maggiore attenzione dalla struttura sanitaria, per quanti vivono la sua condizione. Per lui sarebbe già una conquista avere una nuova carrozzina. «Ora è evidente che non va per diversi motivi: la seduta è insufficiente, lo schienale stretto, il bracciolo sinistro non contiene il braccio. Le gambe: una è appoggiata, compressa, l’altra non è fermata. La velocità è eccessiva».

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