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iL professor lunetta

«Una vera innovazione in un settore molto delicato»

«Una vera innovazione in un settore molto delicato»

NUORO. Al convegno organizzato dalla sezione nuorese dell’Aisla era presente anche il professore Christian Lunetta, specializzato nella sclerosi laterale amiotrofica, un vero e proprio luminare,...

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NUORO. Al convegno organizzato dalla sezione nuorese dell’Aisla era presente anche il professore Christian Lunetta, specializzato nella sclerosi laterale amiotrofica, un vero e proprio luminare, neurologo nel centro clinico Nemo di Milano, uno fra i poli di ricerca sulla Sla più importanti d’Europa, e responsabile della fondazione “Serena onlus”.

«Dopo aver visto il video di presentazione della carrozzina oculare, sono andato nella sede dell’Ortopedia Locci per constatare come funziona – ha spiegato il professore –. E sono rimasto piacevolmente stupito. Spesso quando mi sono trovato in America per lavoro ho chiesto a tante aziende se fosse possibile progettare un tecnologia simile e alla fine l’ho trovata a Nuoro, nel cuore della Barbagia. Sono davvero contento – ha proseguito –. L’idea è molto originale e offre una maggiore versatilità rispetto ai dispositivi progettati finora. Ma la vera innovazione è che tutto viene gestito dalle reti neurali artificiali. Ho immediatamente proposto all’azienda una diretta collaborazione con i centri seguiti da me».

«D’altronde è italiana anche la scoperta del gene C9872, che rallenta il decorso della malattia – ha sottolineato –. E sempre in Italia sono presenti due consorzi che raccolgono dati e materiale biologico dei due terzi della popolazione affetta da Sla».

Non c’è da sorprendersi se l’innovativa tecnologia, che cambierà radicalmente la vita a tutte quelle persone affette da disabilità gravi, sia un progetto tutto italiano. «Sono certo che questo dispositivo cambierà in meglio la vita di tanti pazienti affetti da Sla consentendogli di acquisire grande autonomia sotto tutti i punti di vista – ha concluso il professor Lunetta –. E, fatto non secondario, permetterà ai numerosi malati di Sla che hanno perso l’uso della parola di poter comunicare con il mondo». (s.v.)

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