Tra una settimana il responso di Terna su Ottana Energia
Potrebbe far parte del sistema di riaccensione della rete Tra la centrale e i polimeri sono in ballo 150 posti di lavoro
OTTANA. Dovrebbe arrivare entro il 15 gennaio prossimo la risposta di Terna sulla possibilità che la centrale termoelettrica di Ottana Energia possa essere inserita nel sistema di riaccensione della rete elettrica sarda in caso di black-out. Un provvedimento che, se dovesse andare in porto, dovrebbe sostituire il regime di essenzialità, cioè dei prezzi agevolati fuori dal mercato, del quale la centrale di Paolo Clivati godeva dal 2012. Il futuro degli impianti, spenti il 31 dicembre scorso in concomitanza con la revoca dell’essenzialità che ne garantiva la sopravvivenza economica e gestionale, dipende dell’esito della verifica tecnica che Terna sta mettendo a punto in questi giorni. Lo scopo è appurare se la centrale di Ottana Energia sia in grado o meno di offrire il servizio di riaccensione della rete elettrica sarda in supporto al ruolo della centrale a turbogas di Assemini, per la quale, peraltro, è stata confermata l’essenzialità.
I tecnici dell’ente gestore della rete elettrica stanno esaminando tutta la documentazione che Ottana Energia ha messo a disposizione per mandare avanti la verifica. Che, stando ai tempi tecnici necessari per ultimare il lavoro, compreso un eventuale sopralluogo sul campo, richiede ancora qualche settimana di tempo. Per conoscere il futuro della centrale termoelettrica bisognerà, quindi, aspettare ancora. La corsa contro il tempo è cominciata alla fine di novembre quando l’Authority per l’energia e il gas, con una delibera del 27 novembre 2015, ha accolto la proposta di Terna di revocare il regime di essenzialità a tre centrale elettriche sarde su quattro. Il provvedimento, oltre Ottana Energia, riguarda anche le centrali elettriche di Fiumesanto e del Sulcis, per le quali, tuttavia, sembra sia stata trovata una soluzione ponte che ne limita l’impatto negativo sulla continuità operativa. Al contrario di quanto accadrebbe, invece, per Ottana Energia per la quale la revoca dell’essenzialità senza soluzioni alternative significherebbe la morte definitiva dopo quarant’anni di ininterrotta attività. Da qui la rincorsa contro il tempo per cercare una soluzione che consenta la riaccensione dei motori e garantisca il posto di lavoro ai settanta dipendenti e, soprattutto, dia certezze al futuro del sito industriale. La chiusura definitiva della centrale provocherebbe, infatti, l’immediato impatto su diverse produzioni del polo industriale e, in particolare, sul riavvio delle produzioni del Pet di Ottana Polimeri, joint venture di Paolo Clivati con i thailandesi di Indorama, a cui Ottana Energia fornisce energia e utilities. Questo stabilimento è chiuso dal 2014. La cassa integrazione per gli ottanta lavoratori è stata rinnovata fino al 2017.
Il progetto di ripresa, messo a punto da Ottana Polimeri, prevede, però, il coinvolgimento nella filiera dello stabilimento ex Versalis di proprietà dell’Eni, a sua volta, chiuso da un oltre anno. Sindacati e Confindustria attendono ancora risposte ufficiali da parte della Regione per aprire un tavolo che coinvolga tutti i soggetti interessati, Eni compreso. La chiave di volta sul futuro del sito industriale di Ottana, oltre agli esiti immediati della verifica di Terna su Ottana Energia, sembra essere legata alla riapertura del tavolo complessivo sui vari aspetti dell’intera vertenza.
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